
«Molti soldati americani rimarranno con il compito di addestratori militari -scrive Vincenzo Nigro su Repubblica-, ma l’America perde disponibilità piena di basi aeree e installazioni logistiche che sono state importanti non solo per la guerra all’Isis, ma anche per contrastare le azioni dell’Iran e delle milizie irachene filoiraniane»
Nell’accordo si sottolinea come l’Iraq ha ancora bisogno di assistenza da parte Usa sul fonte della consulenza militare, dell’addestramento, del supporto logistico, dell’intelligence, segnala invece Rai News.
L’Italia addirittura guiderà la rinnovata missione dell’Alleanza in Iraq. Così è stato deciso durante l’ultima riunione ministeriale Nato lo scorso febbraio. La Nato Mission Iraq passa pertanto da 400 a ben 5mila unità, per la maggior parte europee e canadesi e, tra queste, le truppe italiane sarebbero le più numerose.
Mantenendo al tempo stesso la guida della missione Onu in Libano (Unifil), di quella Nato in Kosovo (Kfor) e di Eunavformed Irini, Roma prende ora le redini della quarta grande missione multilaterale nell’area del ‘Mediterraneo allargato’.

L’Italia è presente sul territorio iracheno da quasi vent’anni sulla scia americana e ad operatività alterne e spesso molto discusse. Tra il 2003 e il 2006, le truppe italiane furono drammaticamente impegnate nella missione Antica Babilonia, di supporto agli Stati Uniti dopo il rovesciamento del regime di Saddam Hussein, e segnata dalla strage di Nassiriya. Utile ricordare che Desert Storm è stato il nostro primo evento bellico dal 1945. L’Italia fu poi parte della prima ‘Training Mission Iraq’ Nato, tra il 2004 e il 2011 – sebbene la formazione degli ufficiali iracheni avvenisse principalmente fuori dal Paese – ed entrò nuovamente in forze in Iraq nel 2014 con l’operazione ‘Prima Parthica’, missione internazionale Inherent Resolve, contro il sedicente Stato islamico (l’ex Isis).
Non solo missioni militari. A questi interventi, nel calcolo del ‘dare-avere’, per i sostenitori di questi impegni militari, andrebbe aggiunta una lunga serie di attività economiche e industriali, «susseguitesi negli anni con alterna fortuna». Tra queste vengono ricordate l’affidamento a ditte italiane della progettazione di nuovi impianti di raffinazione e l’aggiornamento di quelli esistenti, la progettazione e costruzione di nuovi oleodotti e anche di una decina di centrali elettriche a combustione”. Più recente e nota la manutenzione (e la protezione militare) della diga di Mosul.