Olimpiade politica dei gesti in gara e quella strategica nascosta

Anche una tempesta sui Giochi del Covid-19. Tifone dalle Filippine e contagi: l’atmosfera dei giochi non decolla. Il tifone Nepartak, venti a 120 kmh non dovrebbe provocare disagi eccessivi alle competizioni.
La politica per gesti e simboli in gara. E quella strategica internazionale tra grandi potenze nascosta dietro

Tempesta scampata ma flop assicurato

«Il pericolo-tempesta sarebbe dunque scampato, in ogni caso è un’altra mina sul clima alle Olimpiadi, avvolto da una patina di tensione», annota Nicola Sellitti sul Manifesto.
«Uno stato di allerta permanente: è l’effetto pandemia, che ha imposto la bolla al Villaggio Olimpico e impianti vuoti costati decine di milioni all’organizzazione e che ha portato al 34% il consenso per il governo del premier Yoshihide Suga, causa gestione sanitaria e mancato rinvio dei Giochi».
I contagi tra gli atleti sembrano rallentare (ma i casi sono oltre 130) ma l’atmosfera non decolla, anche se i giapponesi che erano contrari al via dell’evento si sono comunque piazzati in oltre 70 milioni davanti alla tv per la cerimonia d’apertura.

Giochi del silenzio e giochi politici

  • Ma sono anche Giochi politici.
  • Nel judo, il sudanese Mohamed Abdalrasool ha deciso di ritirarsi dalle gare per non affrontare l’israeliano Butbul. Lo stesso Butbul non si è trovato contro l’algerino Fethi Nourine, che ha protestato così per la causa palestinese, squalificato dalla federazione internazionale di judo.
  • Prima del via ai Giochi nipponici, il nuotatore Win Htet Oo dal Myanmar con la sua assenza ha puntato il dito contro il Comitato olimpico internazionale rimasto in silenzio sulla selezione degli atleti del piccolo paese del sud-est asiatico da parte dei militari che si sono impossessati del potere.
  • Insomma, contando anche le squadre di calcio in ginocchio prima del via alle partite, in protesta contro il razzismo, non è stato sinora seguito l’invito inutile agli atleti del presidente del Cio Bach a non prodursi in gesti politici.

La protesta medaglia d’oro

Il fenomeno gallese dei tuffi Tom Daley non ha seguito certo la linea ipocrita del Cio. Dopo l’oro in coppia con Matty Lee nei tuffi sincronizzati da dieci metri, ha spiegato di essere «orgoglioso di dire che sono un uomo gay e anche un campione olimpico», ricordando che «ci sono più atleti dichiarati in questi Giochi rispetto a qualsiasi altra edizione. Spero che qualsiasi giovane Lgbt là fuori possa vedere che non importa quanto ti senti solo in questo momento. Non sei solo, puoi ottenere qualsiasi cosa».
Manifesto lgbt anche dalle ginnaste tedesche: niente body in pedana, ma tute a gamba lunga, un segnale contro «la sessualizzazione della ginnastica», un tema sentito dopo la condanna a 176 anni di carcere per l’ex medico della nazionale statunitense, Larry Nassar, per abusi sessuali su centinaia di atlete. E quindi, la mobilitazione, che coinvolge anche la star della ginnastica, l’americana Simone Biles, tra le vittime di Nasser.

Olimpiadi elettorali nessuna medaglia

Il primo ministro Yoshihide Suga, erede di Abe, sperava nel successo dei Giochi per vincere le elezioni di autunno, ma nei sondaggi del quotidiano Asahi Shimbun sta andando molto male. E sono in molti ad avere , non solo in Giappone, d’segnala Gianni Riotta sull’HuffPost. «Per contenere l’egemonia cinese nel Mar Cinese Meridionale, il presidente USA Joe Biden ha bisogno del Giappone».
«Sotto Trump, quando l’America dissennatamente abbandonò i patti commerciali TPP, fu Tokyo a tessere con saggezza l’alleanza con i paesi amici, piano capace di creare ricchezza per 145 miliardi di euro, con intese su proprietà intellettuale, dazi, regole nel mercato dei dati».
«Investendo 100 miliardi di euro nelle infrastrutture di India, Indonesia e Filippine, il Giappone crea alternative al potere cinese, osserva su Foreign Affairs l’analista Chang Che».

Giochi vetrina, appuntamento rinviato

I Giochi dovevano essere vetrina della nuova stagione, appuntamento è rinviato, «ma presto Pechino e Unione Europea saranno sorpresi dal protagonismo giapponese in coppia con gli Usa, vera grande novità democratica, nascosta, fin qui, in Asia», sostiene Riotta.
«La grande offensiva per l’egemonia mondiale, a partire dal Pacifico che, nel centenario della fondazione del Partito comunista, ha lanciato il presidente cinese Xi Jinping ha il Giappone come prima sponda e Tokyo ne è ben consapevole».
«Suga non ha rinviato le Olimpiadi perché cosciente che, nel 2022, Pechino farà grande sfoggio di propaganda dei Giochi Invernali, nella capitale e nella provincia di Hebei e non voleva cedere il vantaggio di immagine».

Il Giappone in cerca di alleanze, intese, rapporti culturali e economici, per non finire schiacciato tra Usa e Cina

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