• 20 Settembre 2021

Dedicato a chi ha paura, come ne ho io

Penso a quei lavoratori che perdono il lavoro e sanno che non lo ritroveranno. Agli sfruttati di un sistema criminale che fa dello schiavismo un modello socialmente utile e accettato. A quelli che non arrivano alla fine del mese, a chi è sotto ricatto occupazionale e deve dar da mangiare ai figli. A chi ha passato una vita a lottare per un mondo migliore e vede ogni sogno cadere a pezzi; a chi si era illuso che la pandemia, così brutale e improvvisa, ci avrebbe cambiato in meglio e vede un mondo peggiore, in caduta libera, più elegante, modaiolo, curato nei dettagli inutili, popolato da influencer e politici assertivi secondo il proprio vantaggio momentaneo, sicuramente peggiore.

Un mondo dove le sfumature della vita spariscono per un bianco e nero ideologico che spacca e mai compone, che agisce come detonatore di rabbia e furore, senza approfondimento, senza ascolto. Dove ogni imbecille ha la sua certezza assoluta da sventolare come una bandiera. E ogni mattina si alza dalla trincea del divano e va in battaglia, a giocare all’inutilità e alle dimenticanze: un giorno arruolato come virologo, un giorno come costituzionalista, un altro come comparsa cliccante di feroci assalti contro chi è più debole.

Dedico questo polemos a chi ha paura, come me. A chi non ha tutte queste certezze assolute da branco, a chi si sente umiliato da quello che legge, che vede, che vive. A chi resiste, a chi parla ancora di senso della comunità, a chi crede nella sanità pubblica, territoriale, per tutti, e non corre dietro alle polemicuzze che continuano ad eludere i punti centrali della nostra crisi sistemica: quelli che riguardano ogni aspetto di giustizia sociale, cioè di azione sociale e politica in difesa del bene comune, dell’insieme dei valori che creano un futuro giusto e non farneticante. Dedico queste parole a chi non ha dimenticato la vita, la bellezza, la natura, la dolcezza. A chi non vive in preda degli interessi privatissimi e feroci dei mentitori di professione, dei politici voltagabbana e arricchiti, sempre e comunque dalla parte del più forte.

Come si fa a non aver paura? Si deve aver paura, per esprimere la semplicità del coraggio e fare del pensiero un’azione. Non servono cose eclatanti, non serve fare da arena mediatica a questo o quel guru, basta ricordarsi chi siamo, come rendere fertile il terreno culturale secco del nostro abitare e dubitare, approfondire, dire e ascoltare.

Ps

Qualche domenica fa, in un incontro sulla soglia della strada, un amico contadino e vignaiolo ha raccontato come muta il mondo rurale, davanti ai nostri occhi, mentre discutiamo d’altro: quando sparisce l’aia – ha detto – svanisce la magia, scompare una cultura fatta di condivisione di spazi e di bene comune comunitario. Dove spariscono le siepi di biancospino per segnare il confine e spuntano cancelli e cemento, finti prati, finte siepi di alloro, recinti invalicabili e telecamere, tutti noi perdiamo qualcosa di magnifico e dolce. Ci omologhiamo a ciò che è brutto e all’egoismo che esprime, perdendo noi stessi.

Per restare al nostro abitare…

Antonio Cipriani

Giornalista con una vocazione per il lato oscuro delle storie ufficiali, dopo una lunga esperienza all’Unità ha studiato e realizzato progetti editoriali che avessero al centro la democrazia dell’informazione. Ha partecipato alla costruzione di E Polis, di DNews e di Globalist syndication. Stagione professionale chiusa, si sta dedicando a nuovi idee. Dopo aver contribuito all’invenzione del progetto editoriale-artistico Emergenze, il cui collettivo ha dato vita all’Edicola 518, ha realizzato la rivista artistica e rurale Magnifica Terra e ha fondato Vald’O, la vineria letteraria a San Quirico d’Orcia. Crede nel giornalismo di strada e nei progetti territoriali, culturali, artistici e narrativi, soprattutto con giovanissimi e pensionati.

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3 Commenti

  • Bellissimo articolo. Grazie

  • Ottimo! Riflessioni di questo tipo fanno bene alla mente e al cuore! Specie se corroborate dalle considerazioni finali del contadino che sottolinea la scomparsa della magia della campagna!
    Bravo Cipriani!

  • Ridiamo obiettivi e punti di orientamento a “chi ha passato una vita a lottare per un mondo migliore e vede ogni sogno cadere a pezzi”! Non esiste altra strada se non la lotta cine fate voi

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