
Un laboratorio di biochimica molecolare da cui ti aspetti che possa uscire da un momento all’altro Frankenstein. E non certo dal portone principale. Insomma, non bisogna avere studiato i classici della sicurezza globale per capire che, forse, qualche legame tra il Covid 19 e quel laboratorio potrebbe anche esserci. Lo hanno sospettato da lunga pezza gli americani, che basandosi sui report dei loro Servizi di informazione (National intelligence estimate) avevano già avanzato i loro sospetti. Prima grossolanamente Trump col chiamare il Covid19, ‘virus cinese’, e ora Biden che più educatamente spintona comunque l’OMS per altri accertamenti.
Biden, che ha anche chiesto alla sua intelligence, ma in tempi molto stretti, una verità definitiva sulla nascita della pandemia che ha messo in ginocchio il Mondo. A sollevare qualche sospetto sulla ‘terzietà’ reale dell’organizzazione mondiale della sanità, la questione del suo finanziamento. Ora sappiamo che l’atteggiamento dell’Oms e del suo direttore generale, l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, è radicalmente cambiato rispetto soltanto a pochi mesi fa. Forse a causa della decisione di Biden di ricominciare a finanziare l’organizzazione, dopo che il suo predecessore, Donald Trump, aveva deciso di “chiudere i rubinetti” della partecipazione finanziaria degli Usa.
La Cina, dal ministero alla sanità, «è preoccupata per il fatto che alcuni Paesi politicizzano la questione della tracciabilità delle origini, che è in realtà una vicenda seria che deve essere affrontata attraverso la collaborazione di scienziati globali. Auspichiamo che l’Oms possa resistere al contraccolpo della politicizzazione e salvaguardare l’atmosfera sana della cooperazione globale anti-epidemia». E viene citata una la risoluzione dell’Assemblea Mondiale della Sanità che ha chiaramente chiesto all’Oms di continuare a lavorare a stretto contatto con i Paesi per identificare l’origine zoonotica (da animali) del virus.
Pechino protesta mentre il Presidente dell’Agenzia, Tedros Adhanom Ghebreyesus, prova a spiegare, abbassando i toni. «Non si può escludere il fatto che l’origine della pandemia sia stata determinata da una fuga di laboratorio. Certamente non dolosa, ma sicuramente possibile. Rompere una provetta inavvertitamente è sempre capitato in qualsiasi istituto di ricerca», ha detto Ghebreyesus. «L’OMS ha il dovere di stabilire la verità e di far conoscere i fatti sulla natura di una catastrofe sanitaria che ha colpito l’intero pianeta». Nulla da dire sulla accuse, soprattutto di parte Usa e britannica alla Cina.
Gli Usa accusano Pechino ma hanno guai in casa. Nuovi casi triplicati in due settimane, 80% dalla variante Delta. Un boom che negli ultimi giorni non ha risparmiato un funzionario della Casa Bianca e un membro dello staff della speaker della Camera Nancy Pelosi, alimentando i timori di nuovi focolai all’interno dei palazzi delle istituzioni. Nel dettaglio, dalla Johns Hopkins University, la media dei nuovi contagi giornalieri è salita dai 13.700 dello scorso 6 luglio agli oltre 37.000 del 20 luglio. Casi triplicati, con un aumento considerevole delle ospedalizzazioni (quasi raddoppiate) e una nuova impennata del numero di decessi, una media di 250 al giorno.