Si salvi chi può. Tutti i francesi via dall’Afghanistan. Gli italiani?

Comunicato dall’ambasciata di Francia a Kabul: il 17 luglio partirà un aereo, solo uno, per trasferire la comunità francese dall’Afghanistan. Il motivo, precisa il messaggio, è “l’evoluzione della situazione di sicurezza nel paese, tenuto conto delle prospettive a breve termine”.
«Anche la Francia abbandona gli afgani nelle mani dei taliban», titola la notizia Internazionale, a segnalare quella che non è più una ritirata ma una fuga, e di tutti. Il primo luglio anche la Germania aveva invitato i tedeschi a partire. Mancano notizie su eventuali analoghi provvedimenti di tutela di parte italiana.

La Francia e tutti gli altri

«La partenza – la Francia non è l’unica a trasferire i suoi cittadini – dimostra che sono in pochi a credere che l’esercito afgano reggerà l’urto dei taliban quando gli ultimi soldati statunitensi saranno partiti. I combattenti islamisti sono passati all’offensiva e rivendicano il controllo dell’85 per cento del territorio», la sintesi di Pierre Haski su France Inter.

E la delega Usa e Nato alla forze armare afghane del governo ufficiale di Kabul, si svela in tempi rapidissimi, o calcolo sbagliato o plateale bugia.

«L’esercito afgano si è arreso più volte senza combattere, e anche quando ha resistito ha incassato sconfitte durissime. Il 13 luglio la Cnn ha diffuso immagini terribili girate il mese scorso da un abitante: soldati d’élite afgani si arrendono una volta terminate le munizioni, e vengono spietatamente abbattuti dai taliban. Si tratta chiaramente di un crimine di guerra, ma i taliban non seguono le leggi internazionali».

Tra ipocrisia e menzogne

La settimana scorsa in presidente Usa Joe Biden, ha dichiarato che non crede alla possibilità di una caduta del regime afgano, promettendo che gli Stati Uniti continueranno a sostenere l’esercito di Kabul. Dev’essere rimasto lui l’ultimo a crederci anche negli Stati Uniti, visto che i suoi stessi servizi segreti prevedono una vittoria dei taliban a breve termine.

Prevedibile sconfitta

Ennesimo fallimento di un intervento militare occidentale, sottolinea Haski. «Ennesimo fallimento dopo quello degli statunitensi in Iraq e dopo l’azione di Francia e Regno Unito in Libia nel 2011, che ha aperto le porte dell’inferno». E poi, monito per altre iniziative militari francesi (ma anche italiane).
«La riorganizzazione annunciata della presenza francese in Sahel evidenzia la stessa difficoltà nel cambiare la situazione soltanto attraverso mezzi militari, a prescindere dalla loro efficacia. L’era degli interventi lunghi e molto politici è destinata a concludersi».

Taliban, paura di tutti

Il paradosso della debacle afgana è che tutti si preoccupano dell’avanzata dei taliban: russi, cinesi, iraniani, turchi e naturalmente gli occidentali.
«Eppure tutti questi paesi, in conflitto su altri temi, si sono rivelati incapaci di trovare un’intesa su una transizione ordinata che avrebbe potuto difendere gli interessi della popolazione afgana, a cominciare dalle donne a cui era stato promesso molto. Il fallimento di quella che non possiamo più chiamare “comunità internazionale” la dice lunga sul peso delle rivalità anche quando potrebbe esistere un interesse comune».

Dramma umanitario in vista

l’Unhcr, l’Agenzia Onu per i rifugiati, ha lanciato l’allarme per la crisi umanitaria che sta investendo il Paese per l’escalation del conflitto. «Da gennaio di quest’anno sono stati circa 260mila gli sfollati interni afghani, principalmente a causa della violenza». «Il numero di vittime civili è aumentato del 29% durante il primo trimestre di quest’anno rispetto al 2020. E si tratta soprattutto di donne e bambini».

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AVEVAMO DETTO

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