• 3 Agosto 2021

Alessandro tanto Grande da capire che dall’Afghanistan era meglio andarsene in fretta

Nella ‘Tomba degli imperi’, ben prima di quello coloniale inglese, dell’Unione sovietica e degli Stati Uniti. Tra storia e leggenda, l’Afghanistan partendo da Alessandro Magno, per volare alto rispetto ad altri successivi e meschini protagonisti.
Alla fine di settembre di 2350 anni fa, l’esercito di Alessandro, circa 40.000 uomini, conquistò la città principale che ribattezzò Alessandria Arachosia, l’attuale Kandahar, in Aracosia, l’ex capitale dell’ultimo regno afghano conquistata nei giorni scorsi dai talebani.
Poi Alessandro fu costretto a rinviare 6.000 soldati ad Herat, la postazione ultima dei militari italiani, ai confini con l’Iras-Persia, a lasciare una guarnigione a Kandahar. Ripartì in direzione di Kabul con 32.000 uomini. Conquista facile ma difficile da mantenere.
Infatti Alessandro, nel maggio dell’anno dopo, sciolte le nevi, dà l’ordine di ripartire attraverso l’Hindu Kush, altra attualità stretta. Lui non avere satelliti né ‘intelligence’, ma molta più intelligenza del vedere, valutare e decidere al meglio.

Dalla Macedonia all’Afghanistan

Dopo la sconfitta dell’impero persiano e l’occupazione di Persepoli l’anno successivo, Alessandro il Grande continuò la sua marcia alla conquista dell’India e penetrò nell’attuale territorio afghano intorno al 328 a.C. nella regione di Battria (oggi Balkh, nel nord del paese). Si spinse verso l’odierno Xinjang cinese (o Sinkiang) e soggiornò anche a Samarcanda, ma di fatto continuò a gravitare nell’attuale Afghanistan. Nel 326 a.C. entrò trionfalmente a Kabul, ma poi le cose cambiarono. A parte le battaglie, che riuscì comunque ancora a vincere – nonostante nel frattempo, per colmare i vuoti dell’esercito, avesse dovuto arruolare in maggioranza asiatici – furono i suoi soldati a rifiutarsi di andare avanti e cominciò il ritorno verso Occidente. Scoprì che in sua assenza molti territori conquistati erano stati male amministrati e vi covavano sentimenti ostili; nel 323 a.C., mentre allestiva per l’ennesima volta un grande esercito, morì a trentatre anni e con lui il sogno di creare un immenso impero dall’Europa all’Asia.

Persiani, musulmani e Gengis Kahn

Nel 642 gli arabi giunsero in Afghanistan dopo aver sconfitto l’impero persiano, ma il paese in realtà era soggetto a vari potentati o sfere d’ influenza, come la dinastia cinese Tang che arrivava fino a Kabul. Vari capi arabo-persiani si scontrarono nei secoli, ma nessuno ebbe il sopravvento. Nel 1219 Gengis Kahn invase e devastò il paese, ma morì nel 1227 e il suo successore Tamerlano lo inglobò in un regno asiatico. Babur, fondatore della dinastia Moghul in India, fece diventare Kabul capitale di un principato dipendente dall’impero indiano, ma il paese rimase diviso in tre parti: a nord gli Uzbeki, a ovest la Persia e ad oriente i Moghul. Agli inizi del XVIII secolo i pashtun – in un certo senso i progenitori degli attuali afghani – si ribellarono e sconfissero i persiani arrivando perfino ad occupare a lungo Tehran. Fu un pashtun, Ahmed Scià Durrani, ad unificare il paese e a consolidare i rapporti tra le varie tribù che lo popolavano; l’influenza di questo gruppo sociale si protrasse in pratica fino al 1978.

Le guerre anglo-afghane

Il XIX secolo fu il periodo del ‘grande gioco’, ovvero lo scontro tra l’impero britannico e quello russo per il predominio in Asia centrale. Una delle più cocenti sconfitte dell’impero britannico si consumò però proprio in Afghanistan tra il 1839 e il 1842. Costretti ad abbandonare la capitale Kabul, le truppe inglesi e molti civili dovettero affrontare marce forzate in un rigido clima invernale per raggiungere Jalalabad continuamente attaccati dai ribelli afghani. Tra 1878 e il 1880 si svolse una seconda guerra anglo-afghana con l’obiettivo di ridurre l’influenza russa. Gli inglesi ebbero il sopravvento, ma fu un’altra guerra durissima, nella quale gli afghani in numerosi scontri riuscirono ad infliggere pesanti perdite. Nonostante nel paese allo scoppio della Prima guerra mondiale ci fossero comprensibili simpatie per la Germania, rimase neutrale, ma nel 1919 scoppiò una terza guerra anglo-afghana seguita da una cruenta guerra civile che durò fino al 1929, quando tribù ostili alle riforme in senso occidentale occuparono Kabul detronizzando Ahmanhullah Kahn.

Guerre da fine Novecento al Terzo Millennio

Durante la Seconda guerra mondiale l’Afghanistan fu strettamente sorvegliato dagli Alleati come cerniera strategica tra l’Asia centrale sovietica e l’impero inglese. Nel dopo guerra cominciò una politica di moderate riforme fortemente osteggiata dai conservatori, soprattutto religiosi. La situazione precipitò infine negli anni Settanta: ad un colpo di stato nel 1973 seguì la cacciata della monarchia e nel 1978 ne seguì un secondo appoggiato questa dall’Unione Sovietica. Dal dicembre 1979 ebbe inizio l’occupazione militare suscitando del paese suscitando una delle guerre più drammatiche del XX secolo che produsse più di un milione di vittime, nella stragrande maggioranza civili. I sovietici si ritirano nel 1989 lasciando un paese distrutto nelle mani degli estremisti islamici che avevano ricevuto aiuti occidentali per condurre la guerriglia, ma cominciò un’altra sanguinosa guerra civile che continuò anni. Dal 2001 in Afghanistan erano presenti forze americane, intervenute dopo gli attentati dell’11 settembre, ma è stata fino a ieri la cronaca della ‘guerra al terrorismo’.

Giovanni Punzo

Giovanni Punzo

Giovanni Punzo di mestiere dovrebbe aggiustare ciò che scrivono gli altri -fa l'editor- ma ha preso il vizio. Scrive di storia militare, altro 'contagio' per aver fatto l'ufficiale degli alpini. Da lui le guerre 'dei nonni' all'origine di quelle di oggi.

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