
Tempi rapidissimi, da prendere ad esempio. Le indagini, avviate nel luglio 2019 su denuncia dell’Istituto per le Opere di Religione, lo Ior, e dell’Ufficio del Revisore Generale, hanno visto la sinergia la sezione di Polizia giudiziaria del Corpo della Gendarmeria e la «proficua collaborazione con la Procura di Roma e il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Roma e in cooperazione con le Procure di Milano, Bari, Trento, Cagliari e Sassari e le rispettive sezioni di polizia giudiziaria», spiega il comunicato della Santa Sede.
«Le attività istruttorie, che si sono svolte in vari Paesi stranieri (Emirati Arabi Uniti, Gran Bretagna, Jersey, Lussemburgo, Slovenia, Svizzera), hanno consentito di portare alla luce una vasta rete di relazioni con operatori dei mercati finanziari che hanno generato consistenti perdite per le finanze vaticane, avendo attinto anche alle risorse, destinate alle opere di carità personale del Santo Padre».
Le parti lese, scrivono gli inquirenti dell’ufficio vaticano, sono due: la Segreteria di Stato e lo Ior.
«L’iniziativa giudiziaria – si legge nel comunicato della Sala Stampa – è direttamente collegabile alle indicazioni e alle riforme di papa Francesco, nell’opera di trasparenza e risanamento delle finanze vaticane; opera che, secondo l’ipotesi accusatoria, è stata contrastata da attività speculative illecite e pregiudizievoli per la reputazione della stessa Santa Sede».
Angelo Becciu è stato sostituto alla segreteria di Stato dal 2011 al 2018, poi prefetto della Congregazione delle Cause dei santi, incarico a cui ha rinunciato nel settembre 2020, appena inquisito, insieme ai privilegi del cardinalato. Dopo la notizia del rinvio a giudizio, la sua replica:
«Sono vittima di una macchinazione ordita ai miei danni. In questi lunghi mesi si è inventato di tutto sulla mia persona, esponendomi ad una gogna mediatica senza pari al cui gioco non mi sono prestato, soffrendo in silenzio, anche per il rispetto e la tutela della Chiesa, a cui ho dedicato la mia intera vita».
L’inchiesta muove dalla compravendita del palazzo a Sloane Avenue a Londra, in cui il Vaticano ha perso somme più che considerevoli. Alla segreteria di Stato e allo Ior, le due parti lese, sarebbero stati sottratti, truffati ed estorti milioni di euro. Nelle carte dell’inchiesta, si legge che Becciu, insieme a Crasso, Mincione e Tirabassi, avrebbe fatto in modo che quei soldi finissero in «attività imprudentemente ed irragionevolmente speculative, come scalate a istituti bancari italiani in incipiente stato di crisi, e contrarie agli scopi per cui i fedeli le avevano donate alla Chiesa».
Il palazzo di Sloane Avenue, poi, «venne acquistato a condizioni inique e gravemente dannose per la Segreteria di Stato creando una plusvalenza che arrivò direttamente a Mincione».
Secondo l’accusa, «la Segreteria di Stato fu spinta a sottoscrivere, a partire dal 2013, quote del fondo Athena Capital Global Opportunities per oltre 200 milioni di dollari, e questo grazie alla liquidità ottenuta con il credito aperto nei confronti del Vaticano da due banche svizzere, il Credit Suisse e la Banca della Svizzera Italiana».
Secondo l’accusa, il pozzo senza fondo da cui prendere per se o per amici e parenti erano le liquidità versate nel Fondo Athena. «Insieme a Cecilia Marogna si sottraevano per il proprio profitto e vantaggio almeno 575.000 euro in fondi pubblici». Lo stesso Becciu avrebbe fatto arrivare alla cooperativa Spes, il cui responsabile era suo fratello Antonino, «più versamenti di importo non inferiore a 225.000 euro provenienti dai fondi del suo ufficio». Anche per questa vicenda l’ex cardinale sarebbe accusato di peculato.
Il cardinale, secondo i documenti pubblicati dall’agenzia Lapresse, avrebbe «negato categoricamente di avere mai sottratto la somma di 575mila euro contestata, ma di non poter essere interrogato su questi fatti e sulle decisioni assunte, peraltro concordate con il Santo Padre, perché costituenti segreto politico concernente la sicurezza dello Stato».
In conclusione, secondo gli inquirenti, «emerge un intreccio quasi inestricabile tra persone fisiche e giuridiche, fondi di investimento, titoli finanziari»; «vicende ordinate appositamente e variamente interessate ad attingere alle risorse economiche della Santa Sede, spesso senza alcuna considerazione delle finalità e dell’indole della realtà ecclesiale». Insomma, «un marcio sistema predatorio e lucrativo di soggetti estranei alla natura ecclesiale ma talora reso possibile grazie a limitate ma assai incisive complicità e connivenze interne».
Curiosità finale, la Segreteria di Stato, parte lesa, sarà assistita in aula dall’avvocato Paola Severino, ex ministro della Giustizia. In Italia.