«Plan Cóndor», accordo di cooperazione tra gli organi di repressione dei regimi militari latinomericani sostenuto dal Dipartimento di Stato Usa. Juan José Montiglio, figlio di italiani e scorta personale del presidente deposto Salvador Allende, venne arrestato il giorno stesso del golpe, l’11 settembre 1973 e fucilato 48 ore dopo. Omar Venturelli, ex sacerdote italiano, attivista in favore dei diritti dei Mapuche, fu costretto a consegnarsi alla caserma Tucapel di Temuco il 25 settembre 1973. Fu visto, per l’ultima volta, il 10 ottobre successivo.

Il “processo Cóndor” inizia a rendere giustizia ai desaparecidos italiani delle dittature latinoamericane degli anni Settanta, a partire dalla più feroce tra tutte, in Cile, con gli aguzzini di Pinochet. Richiesta italiana di nei confronti dell’ex colonnello Rafael Francisco Ahumada Valderrama, dell’ex sottoufficiale Orlando Vásquez Moreno e dell’ex brigadiere Manuel Vásquez Chahuán, condannati all’ergastolo per l’assassinio e la scomparsa dei connazionali Juan José Montiglio e Omar Venturelli durante il regime di Augusto Pinochet. I tre ex militari non hanno fatto ricorso, i loro verdetti, dunque, sono definitivi. Gli altri ventuno coimputati sono, invece, in attesa della decisione della Cassazione, prevista l’8 luglio.
«Finalmente comincia ad arrivare la giustizia. In questo momento, non possiamo fare a meno di ricordare con affetto e gratitudine Rina Belvederessi, Fresia Cea e Filma Canales, donne coraggiose che hanno presentato la denuncia con cui è stato aperto questo processo e ora non sono più con noi», ha detto Jorge Ithurburu, presidente dell’associazione 24 marzo, «il cui lavoro è stato determinante per il giudizio italiano», ricorda Lucia Capuzzi su Avvenire.
«Ci sono voluti 48 anni, ma le famiglie di Juan José Montiglio e Omar Venturelli, desaparecidos in Cile sotto la dittatura di Pinochet, hanno finalmente ottenuto giustizia», scrive Claudia Fanti sul Manifesto. Ma la vera novità oggi, «non è tanto nella condanna definitiva alla pena massima, quanto nella possibilità che queste condanne vengano stavolta eseguite. La speranza è che l’Italia proceda con le richieste di estradizione e che il Cile confermi di volersi realmente affrancare dagli anni della dittatura, come sta ora cercando di fare attraverso una nuova Costituzione».
Un’altra novità giudiziaria, «il fatto che sia stata riconosciuta la responsabilità non solo dei vertici militari, ma anche dei quadri intermedi», sottolinea Maria Paz Venturelli, figlia di Omar, che ora sollecita il governo Draghi ad esercitare ogni tipo di pressione per ottenere che questa sentenza sia effettiva:
«Questo sì sarebbe di importanza storica».
Il socialista di origini piemontesi Juan José Montiglio, che vediamo nella foto di copertina accanto al presidente Allende, era capo del Gap, la piccola «Guardia degli amici del presidente», una trentina di giovani che dovevano occuparsi della difesa personale di Salvador Allende e che erano riusciti a tener testa per quasi otto ore a soldati, carri armati e aerei. Arrestato alla morte del presidente dopo il bombardamento de La Moneda dai militari di Pinochet, era stato poi visto insieme ad altri prigionieri al Regimento Tacna e, dopo due giorni di percosse e torture, fucilato, con altri collaboratori di Allende, nel poligono di tiro a Peldehue.

Omar Venturelli, uno dei sacerdoti che aveva accompagnato i mapuche nell’occupazione delle terre regalate ai coloni europei e per questo sospeso a divinis dal vescovo Bernardino Piñera (zio dell’attuale presidente), era entrato nel Movimiento de Izquierda Revolucionaria, si era sposato con Fresia Cea Villalobos ed era diventato professore all’Università Cattolica di Temuco. Pochi giorni dopo il golpe, inserito in una lista di ricercati, era stato convinto dal padre a consegnarsi spontaneamente alle autorità alla Caserma Tucapel, dove si sarebbero perse le sue tracce il 10 ottobre del 1973.