
Trasmessa in streaming e dal canale Tv Senado, è una dimostrazione stranamente affascinante di inettitudine e bugie. Ecco un esempio. Nel marzo 2020, mentre la pandemia si diffondeva, gli uffici della comunicazione del presidente hanno lanciato sui social network una campagna intitolata «Il Brasile non può fermarsi». Invitava le persone a non cambiare abitudini, affermando: «I decessi legati al covid-19 tra adulti e giovani sono rari».
Affermazioni bugiarde e pericolose poi vietate da un giudice federale. Ora l’ex capo della comunicazione del governo, Fabio Wajngarten, ha dichiarato agli inquirenti che non sapeva chi era il responsabile della campagna. Più tardi si è ricordato che effettivamente era stato il suo ufficio a svilupparla, ma ha detto che era partita senza autorizzazione, a tentare di salvare il mandante presidenziale. Un senatore ha chiesto l’arresto di Wajngarten.
Grandi ascolti per le puntate dell’inchiesta. Le imbarazzanti e spesso patetiche testimonianze di tre ex ministri della sanità, l’ex ministro degli esteri, l’ex direttore della comunicazione e il responsabile regionale della casa farmaceutica Pfizer. Testimonianze scontate e scandalose. Il presidente Jair Bolsonaro, emerge, voleva portare il paese all’immunità di gregge facendo contagiare naturalmente le persone, incurante delle conseguenze.
«Immaginando un tasso di mortalità di circa l’1 per cento e il 70 per cento d’infezioni come soglia plausibile per l’immunità di gregge, significa che Bolsonaro prevedeva almeno 1,4 milioni di morti in Brasile. Ai suoi occhi i 500mila brasiliani morti finora di covid-19 sono come un lavoro lasciato a metà.
«Nella città di Manaus, dove a ottobre era stato infettato il 76 per cento della popolazione, il risultato non è stato l’immunità, ma una nuova variante».
Secondo il responsabile regionale della Pfizer, tra l’agosto e il novembre del 2020 la casa farmaceutica si sarebbe più volte offerta di vendere il suo vaccino al governo brasiliano, senza ricevere alcuna risposta. Considerando che il Brasile è stato uno dei primi paesi a essere stati avvicinati dall’azienda, una risposta rapida avrebbe garantito fino a 1,5 milioni di dosi alla fine del 2020, e altre 17 milioni nella prima metà del 2021.
Ma dopo aver respinto altre tre offerte, il governo ha firmato un contratto a marzo, sette mesi dopo la prima offerta. Il primo milione di dosi è arrivato alla fine di aprile. La campagna vaccinale, a causa delle negligenze del governo nel procurarsi le dosi, è andata avanti a singhiozzo, con frequenti carenze di vaccini e una mancanza di forniture che ha portato a ritardi di produzione.
Quando è stato chiesto al generale Eduardo Pazuello, ministro della salute brasiliano tra il maggio 2020 e il marzo 2021, perché avesse richiesto meno dosi di qualsiasi altro paese al Covax, il programma per la distribuzione del vaccino guidato dall’Organizzazione mondiale della sanità: «Procedimento troppo rischioso (?) e i vaccini troppo costosi». Il Brasile avrebbe potuto chiedere un numero di dosi sufficiente a immunizzare metà della popolazione, ma si è accontentato del dieci per cento.
Secondo l’infettivologa Luana Araujo, «il governo ha scelto di ignorare l’esperienza del resto del mondo e ha continuato a gestire la pandemia con una combinazione di arroganza e ignoranza». L’inchiesta potrebbe andare avanti fino a ottobre. Alla fine la commissione suggerirà una serie di azioni raccomandate, tra cui anche una possibile richiesta di incriminazione o di impeachment a per Bolsonaro, che potrebbero almeno impedirgli di ricandidarsi alle presidenziali dell’anno prossimo.
Sperando in molti in un prossimo ravvicinato passaggio di Bolsonaro della presidenza alla galera.