Ungheria, l’università cinese un caso politico. Azzardo di Orban e rischi
Ungheria, l’università cinese caso politico. Azzardo di Orban e rischi

A Budapest si protesta contro l’edificazione del campus della Fudan University, ma il Governo approva la cessione dei lotti di terreno. Nuova trappola del debito? si chiede Matteo Meloni su EastWest.
Orban con l’acqua alla gola nei consensi le tenta tutte per sopravvivere alle elezioni del prossimo anno.

Fudan University di Shanghai a Budapest

La costruzione del campus della Fudan University di Shanghai a Budapest rischia di avere effetti di lungo termine nella politica interna ungherese, con il sindaco della capitale Gergely Karacsony, quasi certamente il candidato dell’opposizione unita alle politiche 2022, apertamente contrario al progetto. La struttura dovrebbe vedere la luce nel 2024 e sarebbe la prima università cinese ad avere una sede satellite in Europa.

Problemi politici ed economici

Molte le questioni aperte attorno. C’è chi vede e teme un eccessivo avvicinamento dell’Ungheria verso il Partito comunista cinese e chi si preoccupa delle spese per l’edificazione delle strutture universitarie. Infatti, secondo i documenti trapelati e pubblicati dal giornale ‘Direkt36’, l’esborso per lo Stato sarebbe di 1.5 miliardi di dollari, una cifra enorme, «più dell’intero budget che normalmente l’Ungheria impiega per l’educazione universitaria».

Prestito cinese e trappola Montenegro

Budapest dovrebbe, in sostanza, ripagare un prestito di almeno 1.3 miliardi di dollari alla Development Bank di Pechino, denuncia EW. «Una mossa che andrebbe contro i regolamenti dell’Unione europea e che si avvicina pericolosamente al caso del Montenegro, che siglò un accordo con la Cina (tramite la banca ExIm) per il finanziamento dell’85% dei costi di un’autostrada». Ora il Paese balcanico rischia di dover cedere ampie fette di territorio alla banca se non ripagherà il debito. Anche per l’Ungheria una trappola del debito?

Dubbi anche sul progetto

«Per la costruzione del campus, per giunta, verrebbero impiegati materiali provenienti dalla Cina, così come sarebbero aziende di Pechino a occuparsi del progetto, che prevede anche edilizia low-cost per ospitare almeno 12mila studenti». Ma allora il vantaggio dell’Ungheria? «Dopo le rivelazioni di ‘Direkt36’, su tutte le furie le opposizioni, che sono scese in piazza nei giorni scorsi per protestare, nonostante le restrizioni imposte per la crisi sanitaria da coronavirus».

La protesta e i nomi delle strade

A guidare la protesta lo stesso sindaco Karacsony, leader dei Verdi, europeista, che ha espresso la sua critica all’idea e minacciato di negare lo svolgimento nella città del campionato mondiale di atletica nel 2023. Ma ancora più politicamente provocatorio, i nomi che il municipio di Budapest -come da sua competenza- ha dato alle strade della città universitaria cinese.

«Via Hong Kong Libera», «Via dei martiri Uiguri», «Via Dalai Lama» e «Via Vescovo Xie Shiguang».

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AVEVAMO DETTO

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