
Molte le questioni aperte attorno. C’è chi vede e teme un eccessivo avvicinamento dell’Ungheria verso il Partito comunista cinese e chi si preoccupa delle spese per l’edificazione delle strutture universitarie. Infatti, secondo i documenti trapelati e pubblicati dal giornale ‘Direkt36’, l’esborso per lo Stato sarebbe di 1.5 miliardi di dollari, una cifra enorme, «più dell’intero budget che normalmente l’Ungheria impiega per l’educazione universitaria».
Budapest dovrebbe, in sostanza, ripagare un prestito di almeno 1.3 miliardi di dollari alla Development Bank di Pechino, denuncia EW. «Una mossa che andrebbe contro i regolamenti dell’Unione europea e che si avvicina pericolosamente al caso del Montenegro, che siglò un accordo con la Cina (tramite la banca ExIm) per il finanziamento dell’85% dei costi di un’autostrada». Ora il Paese balcanico rischia di dover cedere ampie fette di territorio alla banca se non ripagherà il debito. Anche per l’Ungheria una trappola del debito?
«Per la costruzione del campus, per giunta, verrebbero impiegati materiali provenienti dalla Cina, così come sarebbero aziende di Pechino a occuparsi del progetto, che prevede anche edilizia low-cost per ospitare almeno 12mila studenti». Ma allora il vantaggio dell’Ungheria? «Dopo le rivelazioni di ‘Direkt36’, su tutte le furie le opposizioni, che sono scese in piazza nei giorni scorsi per protestare, nonostante le restrizioni imposte per la crisi sanitaria da coronavirus».
«Via Hong Kong Libera», «Via dei martiri Uiguri», «Via Dalai Lama» e «Via Vescovo Xie Shiguang».
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