Covid: indietro di 10 anni e uno in meno di aspettativa di vita

Indietro di dieci anni fa e la probabilità di viverne uno in meno. ‘Tasso di sopravvivenza’, -1,4 per gli uomini e 1 anno per le donne, con punte di 2,6 anni in Lombardia per gli uomini e 2,3 in Valle d’Aosta per le donne. Nel 2020, c’è stato un incremento di oltre 101 mila decessi rispetto all’anno precedente.

Mortalità da Covid: la Valle d’Aosta (246,1 decessi per 100mila abitanti) e la Lombardia (208,6 per 100mila abitanti) hanno avuto una mortalità più che doppia rispetto alla media nazionale (103,9)

Osservasalute, la salute delle Regioni

Osservatorio sulla Salute nelle Regioni italiane dell’università Cattolica, campus di Roma, mostra come il Covid abbia peggiorato in generale l’aspettativa di vita degli italiani, e le condizioni di salute di persone in condizione di particolare fragilità.

Istat e Istituto di Sanità, i numeri

Il 46% dei casi Covid sono stati registrati nei primi 4 mesi del 2020, dicono l’Istat e Istituto superiore di Sanità. Dal 20 febbraio al 30 aprile 2020 4 milioni di positivi, da gennaio ad aprile di quest’anno, meno di due milioni. 120.628 vittime da inizio pandemia sino al 30 aprile. Campagna di vaccinazione nel primo quadrimestre, un calo dei contagi tra gli over 80 e un abbassamento dell’età dei casi segnalati. Dopo 7 settimane dalla prima inoculazione, riduzione di circa l’80% del rischio di infezione, del 90% del rischio di ricovero e del 95% del rischio di decesso.

Il peggio dal secondo dopoguerra

Nel 2020 il totale dei decessi è stato il più alto mai registrato in Italia dal secondo dopoguerra: 746.146 morti, 100.526 in più rispetto alla media 2015-2019. Il picco il 28 marzo 2020 (928 vittime in un giorno), per la seconda ondata il giorno più nero è stato il 19 novembre (805 decessi).

Dove il virus ha colpito di più

Bergamo è la provincia con la più alta mortalità generale rispetto agli anni precedenti, seguita da Cremona, Lodi e Piacenza. Nel Centro, record negativo per Pesaro Urbino, mentre nel Mezzogiorno è Foggia. Analizzando la diffusione del virus nei primi mesi del 2021, le province con il maggior tasso di incidenza sono state quelle del versante Nord-orientale: Bologna, Gorizia, Forlì-Cesena, Udine, Rimini, Bolzano.

Salute e ricchezza

Il Covid è stato la seconda causa di morte dopo il tumore. Il Pil è crollato di almeno 5 punti. L’analisi della mortalità da Covid (tenuto conto dalla struttura per età della popolazione), dice che la Valle d’Aosta (246,1 decessi per 100mila abitanti) e la Lombardia (208,6 per 100mila abitanti) hanno avuto una mortalità più che doppia rispetto alla media nazionale (103,9)

Reazione al virus, tempi e ritardi

All’inizio sfugge la gravità di una malattia fino ad allora sconosciuta. Il 22 gennaio si attivano i corridoi sanitari per i passeggeri in arrivo dalla Cina via aereo, ma non c’è filtro per chi è già nei confini o per chi arriva con voli indiretti. Anche a febbraio si continuerà a puntare sul controllo degli scali maggiori, lasciando il Covid libero di arrivare via treno, mare e autostrade. Nei primi due mesi si teme quasi esclusivamente la Cina e l’Oriente mentre si sottovaluta il fatto che il contagio si è già affacciato in Germania e Belgio, quindi in Francia e nel Regno Unito.

Mascherine solo a gennaio

La ricerca dei dispositivi di protezione, come le mascherine, cominci il 29 gennaio, ma il Covid non fa ancora paura. Il 2 febbraio si legge: «La trasmissione da parte dei casi asintomatici è rara». Solo il 15 febbraio il direttore generale della Prevenzione «evidenzia la necessità di procedere a un aggiornamento del Piano nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale, risalente al 2009».

Osservasalute: cambiare il sistema sanitario

«L’evidenza scientifica e l’emergenza Covid ci dicono che siamo a un punto di svolta per il Servizio sanitario nazionale: o cambiamo o saremo cambiati», sostiene Walter Ricciardi, professore alla Cattolica. «La salute va rimessa al centro della politica, sicuramente con più risorse, ma anche con un ragionamento e una riflessione su come strutturarla». Sette punti nodali: il rapporto tra Stato e Regioni, tra medicina territoriale e ospedaliera, tra sociale e sanitario, tra pubblico e privato, la grande sfida tecnologica, le competenze professionali visto che «abbiamo il parco operatori sanitari più vecchio d’Europa».

Risposta territoriale della sanità e della politica

Risposta delle Regioni alla pandemia molto disomogenea: lo testimonia la variabilità del numero dei contagi, dei decessi e delle persone che hanno dovuto far ricorso all’ospedale e alle terapie intensive. L’emergenza sanitaria ha messo spesso in contrapposizione gli scienziati con i politici, e questo ha limitato l’efficacia delle azioni di contrasto alla pandemia, ha influito sui comportamenti dei cittadini.

Le polemiche e le provocazioni sulle mascherina di alcuni politici irresponsabili, detta in maniera più chiara rispetto al rapporto, «contribuendo a una maggiore diffusione del virus».

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