
Il nuovo regolamento che disciplina l’operato di Frontex approvato nel 2019, osserva la magistratura contabile, «non corroborato da alcuna valutazione di impatto preliminare». Decisione politica senza valutazione seria ve programmazione adeguata, detto in maniera più dura e chiara. «La dotazione finanziaria di 900 milioni l’anno è stata decisa senza accertare di cosa abbia bisogno Frontex per espletare il nuovo mandato e senza valutarne l’impatto sugli stati membri».
Brincat porta un esempio: i guardia-frontiere e guardia-coste degli stati membri ‘migrano’ verso Frontex «a scapito dei corpi nazionali». Più soldi e forse qualche impegno in meno.
Già sotto accusa per il presunto coinvolgimento nei respingimenti illegali in Grecia e la collaborazione con la più che sospettabile guardia-costiera in Libia, Frontex è stata messa sotto indagine dall’Ufficio contro le frodi per le spese nel suo quartier generale a Varsavia. Esito dell’inchiesta non ancora pervenuto, per probabile ritardo di opportunità politica locale. Infine il rapporto della Corte dei conti dell’Unione europea.

«Frontex sarà presto l’agenzia più grande dell’Ue, con il numero più grande di funzionari», spiega Brincat, che teme, «Con i suoi problemi operativi attuali ci sono rischi reali che non sia in grado di svolgere in modo adeguato il nuovo mandato».
«Durante il Covid molti avevano l’impressione che il problema migratorio stesse diminuendo. Forse è così. Ma ora le pressioni migratorie stanno aumentando. Non serve un audit per vederlo. Se Frontex non ha la casa in ordine, con questo potenziale aumento dei flussi le cose possono peggiorare», avverte Brincat.
Il rapporto della Corte dei conti dell’Ue non affronta le presunte violazioni dei diritti umani che avrebbero coinvolto Frontex (c’è già stata una relazione critica sulla politica degli hotspot nel 2019 e ce ne sarà una nuova sui rimpatri dell’Ue il prossimo settembre), segnala il Foglio. Solo controllo dei conti sugli aspetti operativi dell’agenzia. Frontex comunica ampiamente le attività svolte, ma raramente analizza l’impatto delle sue attività, né fornisce informazioni sul costo reale delle operazioni. «L’ultimo audit esterno risale al 2015 e siamo nel 2021», la critica finale di Brincat, «E se non hai le misure per fare le verifiche necessarie, allora non puoi anticipare i problemi».
Chi, quanti, a fare cosa. Tre sintetiche e semplici domande a cui non abbiamo trovato risposta pubblica e di immediato accesso. Sapere, ad esempio, chi occupa il fantastico grattacielo sede ufficiale nel cuore di Varsavia, quanti e a fare cosa. Quanta burocrazia e quanta presenza reale sulle frontiere chiave.
Sappiamo che il nuovo regolamento prevede l’istituzione di una riserva europea di guardie di frontiera e di equipaggiamento tecnico. L’Agenzia acquista il proprio materiale e i propri, ma i mezzi richiedono una bandiera nazionale, e gli Stati membri dove i mezzi sono registrati –navi pattuglia o i velivoli- sarebbero obbligati a metterli immediatamente a disposizione dell’Agenzia, in caso di necessità.
Quali e quanto mezzi Frontex, e dove attualmente registrati? Risposta non reperita.
Il primo direttore esecutivo dell’Agenzia è il francese Fabrice Leggeri, già direttore della precedente agenzia Frontex, non particolarmente applaudito.