
Un disastro cominciato due settimane fa, quando sulla porta container “MV X-Press Pearl” carica di agenti chimici altamente nocivi, si ancora nella rada del porto di Kepungoda, una ventina di chilometri a nord della capitale dello Sri Lanka Colombo, e chiede l’intervento dei mezzi navali locali antincendio. Fiamme durate 12 giorni, con la nave pesantemente danneggiata, che alla fine affonda. Le immagini mostrano la parte posteriore del vascello ‘seduta’ sul fondale, a una profondità di 21 metri, mentre il resto dell’imbarcazione sta «lentamente affondando» e sversando in mare tutti i veleni che aveva in corpo.
Containers con 25 tonnellate di acido nitrico e altri prodotti chimici. Fauna ittica avvelenata o peggio contaminata. Il timore immediato è la fuoriuscita completa delle quasi 350 tonnellate tra gasolio, olio combustibile e lubrificante, con danni incalcolabili all’ecosistema locale.
Le autorità cingalesi, oltre dover fronteggiare una emergenza ambientale catastrofica per cui non hanno strumenti e risorse sufficiente, e chiedono aiuto alla vicina India, e sua volta minacciata dalla ondata di idrocarburi e plastica che cammina con le correnti sull’oceano, cercano anche di capire cosa sia accaduto sul cargo proveniente da Singapore e su attracchi o aiuti marittimi negati da altri Paesi.
La pesca è sospesa in un raggio di 80 chilometri attorno alla nave ed è a rischio la fragile economia della zona. «Il divieto colpisce 4.300 famiglie del mio villaggio, ha detto all’Afp Denzil Fernando, capo del sindacato regionale dei pescatori. “La maggior parte delle persone – ha spiegato – vive con un pasto al giorno. Quanto tempo possiamo andare avanti così?».

«A uno sguardo distratto potrebbe sembrare una spiaggia corallina, ma il granchio che vedete nella foto si muove interdetto in un mare di granuli di plastica portati a riva dalla corrente –denuncia Michele Farina sul Corriere della Sera. Un altro dei regalini della nave affondata con suo carico di veleni umano e anche quelli per la fauna marina, come quei granuli di plastica che si stanno disperdendo per l’Oceano Indiano.
