Bombe chimiche sui mari: Sri Lanka, nave affonda e col petrolio spande acido nitrico e altri veleni

Il disastro della nave “MV X-Press Pearl” ancorata al largo che dopo essersi incendiata è affondata. Mare avvelenato e lo Sri Lanka minacciato da centinaia di tonnellate di gasolio. Nei 1.486 container a bordo, 81 classificati come ‘carico tossico’, 25 tonnellate di acido nitrico e altri prodotti chimici. Molti sono precipitati in mare e il mix che ne potrebbe derivare, sostengono gruppi ambientalisti, “sarebbe micidiale”.
Senza contare le tonnellate di petrolio e microgranuli di plastica da imballaggio contenute in altri 28 container e che hanno sommerso le coste dell’area oltre a disperdersi in acqua.
Le squadre di pulizia raccolgono tonnellate di plastica bruciata, pesci e tartarughe marine avvelenati dall’acido nitrico lungo le spiagge del paese

Disastro criminale

La nave bomba con una perdita di acido nitrico che poi la incendierà, aveva chiesto attracco e aiuto prima a India e Qatar, richiesta di ricovero e aiuto respinte. La MV X-Press Pearl era partita il 15 maggio dal porto di Hazira, in India, e stava navigando al largo della costa occidentale dello Sri Lanka per rientrare a Singapore, dove era registrata. Ora lo Sri Lanka, minacciato da quella bomba chimica e di catrame che si muove con le acque dell’oceano , scopre del permesso accordato dalle sue autorità marittime di dirigersi verso il porto di Colombo per tentare di domare l’incendio che ormai si era sviluppato a bordo.

Le bombe chimiche sui mari

Un disastro cominciato due settimane fa, quando sulla porta container “MV X-Press Pearl” carica di agenti chimici altamente nocivi, si ancora nella rada del porto di Kepungoda, una ventina di chilometri a nord della capitale dello Sri Lanka Colombo, e chiede l’intervento dei mezzi navali locali antincendio. Fiamme durate 12 giorni, con la nave pesantemente danneggiata, che alla fine affonda. Le immagini mostrano la parte posteriore del vascello ‘seduta’ sul fondale, a una profondità di 21 metri, mentre il resto dell’imbarcazione sta «lentamente affondando» e sversando in mare tutti i veleni che aveva in corpo.

Containers con 25 tonnellate di acido nitrico e altri prodotti chimici. Fauna ittica avvelenata o peggio contaminata. Il timore immediato è la fuoriuscita completa delle quasi 350 tonnellate tra gasolio, olio combustibile e lubrificante, con danni incalcolabili all’ecosistema locale.

La nave da Singapore, India coinvolta

Le autorità cingalesi, oltre dover fronteggiare una emergenza ambientale catastrofica per cui non hanno strumenti e risorse sufficiente, e chiedono aiuto alla vicina India, e sua volta minacciata dalla ondata di idrocarburi e plastica che cammina con le correnti sull’oceano, cercano anche di capire cosa sia accaduto sul cargo proveniente da Singapore e su attracchi o aiuti marittimi negati da altri Paesi.

Pesca sospesa, pesci contaminati

La pesca è sospesa in un raggio di 80 chilometri attorno alla nave ed è a rischio la fragile economia della zona. «Il divieto colpisce 4.300 famiglie del mio villaggio, ha detto all’Afp Denzil Fernando, capo del sindacato regionale dei pescatori. “La maggior parte delle persone – ha spiegato – vive con un pasto al giorno. Quanto tempo possiamo andare avanti così?».

Il disastro della marea bianca

«A uno sguardo distratto potrebbe sembrare una spiaggia corallina, ma il granchio che vedete nella foto si muove interdetto in un mare di granuli di plastica portati a riva dalla corrente –denuncia Michele Farina sul Corriere della Sera. Un altro dei regalini della nave  affondata con suo carico di veleni umano e anche quelli per la fauna marina, come quei granuli di plastica che si stanno disperdendo per l’Oceano Indiano.

Irresponsabilità e scaricabarile

Secondo indagini più approfondire, già l’11 maggio era cominciata una perdita di acido nitrico altamente corrosivo dai container a bordo. Le autorità del Qatar e dell’India avevano ordinato alla Perla di ripartire con i suoi 25 uomini di equipaggio. Gioco allo scaricabarile per oltre tre settimane «e il cerino è rimasto nelle zampe delle tartarughe che insieme con altre creature marine hanno cominciato a spiaggiarsi senza vita a nord di Colombo. L’irresponsabilità e lo scaricabarile hanno macchiato un altro paradiso terrestre».

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