Catalogna-Spagna come Scozia-Regno Unito. Nuovo presidente indipendentista a Barcellona
La Catalogna ha un nuovo presidente: Pere Aragonès, indipendentista. Per l’elezione di Aragonès, oltre al sostegno di Erc è stato decisivo quello di Junts per Catalunya, la formazione dell’ex numero uno regionale Carles Puigdemont, e della Cup, forza politica separatista di sinistra radicale. Mi candido come presidente della regione per portare a termine l’indipendenza della Catalogna” con un referendum “accordato con lo Stato” come quello del 2014 in Scozia, aveva detto Aragonès nel corso del dibattito finale in Parlamento
Catalogna-Spagna come Scozia-Regno Unito
Il secessionista Aragonès diventa presidente del governo regionale di Catalogna, mettendo fine ad un lungo stallo dopo le elezioni del 14 febbraio. L’accordo è giunto in extremis, cinque giorni prima della scadenza oltre la quale si sarebbe dovuto tornare alle urne. Esponente del partito repubblicano di sinistra Erc, che conquista per la prima volta la presidenza, Aragonès ha ottenuto i voti di 74 dei 135 deputati dell’Assemblea di Barcellona. Per lui hanno votato gli altri due partiti secessionisti JuntsXCat e Cup. Tutti gli altri hanno votato contro: Socialisti (33), Vox (11), En Comú Podem (8), Ciudadanos (6), Popolari (3).
Indipendentismo più morbido
Dei tre partiti di maggioranza, l’Erc è quello meno chiuso al dialogo con il potere centrale ed è su questa divergenze di opinioni che si è consumato il lungo stallo sulla sua nomina, respinta per due volte a marzo. Lunedì Erc e JuntXCat, il partito dell’ex premier catalano Carles Puigdemont fuggito in Belgio, sono riusciti a trovare un’intesa. Aragonès ha promesso di percorrere la strada dell’indipendenza fino alla fine. «Voglio fare come la Scozia, avrei voluto che la Spagna agisse come la Gran Bretagna nel 2014», ha aggiunto, riferendosi al referendum sull’indipendenza scozzese, che però fu bocciato.
In aula ha ribadito l’obiettivo di risolvere la questione catalana con un referendum concordato con Madrid.
Maggioranza che rappresenta il 25% dell’elettorato
Interessante l’analisi di Bobo Craxi sull’UffPost. Tre mesi per un nonostante per la prima volta nella storia delle elezioni catalane, c’era la maggioranza assoluta. Ma quel 52% dei seggi, dato l’enorme astensionismo, corrisponde al 25% dell’elettorato. «Lo slogan ricorrente nel dibattito di investitura parlamentare è stato quello di ripristinare uno “scontro democratico“ con lo Stato spagnolo». Il premier Sanchez alle prese con la crisi umanitaria degli sbarchi nella propria enclave africana. E il leader catalano Puigdemont in esilio a Bruxelles che rappresenta l’anima più l’anima più radicale e più intransigente.
‘Consiglio per la Repubblica’
Mediazione politica che alla fine ha condotto a un accordo: la creazione di un ‘Consiglio per la Repubblica’ che doveva rappresentare una sorta di governo in esilio per promuovere l’obiettivo di fondo che resta quello dell’autodeterminazione e di un referendum, questa volta negoziato con Madrid. E quello che sta accadendo in Spagna, elezioni a Madrid e svolta a destra, cancellerebbe la speranza/illusione della «rivoluzione del sorriso così come hanno definito la loro pacifica insurrezione anti-spagnola» e come ricorda Craxi.
Rischio nuove elezioni e molto altro
Il rischio di tornare alle elezioni quando recenti sondaggi mettono il favore indipendentista dell’elettorato sotto il 50%. La stragrande maggioranza della popolazione catalana favorevole ad una iniziativa di amnistia o indulto per gruppo dirigente che ancora oggi si trova in stato di semi-detenzione o esilio. Tutta la Regione che vorrebbe ripristinare, dopo la drammaticità parentesi pandemica, un principio di normalità civile e democratica. Progressisti e riformisti moderati, esempio i socialisti catalani, trionfatori delle elezioni regionali.