«Truffa da 7 milioni al parlamento Ue». Guai di Marine Le Pen a un anno dalle elezioni
«Truffa da 7 milioni al parlamento Ue». Guai per Marine Le Pen a un anno dalle elezioni

Un’inchiesta del 2015 arrivata al rapporto finale dell’Ufficio della lotta alla corruzione e alle infrazioni finanziarie e fiscali Ue. Secondo gli inquirenti, il partito di estrema destra francese avrebbe messo in piedi un sistema «fraudolento di sottrazione di fondi europei a suo profitto». I fondi concessi da Bruxelles agli europarlamentari per stipendiare assistenti impiegati per coprire funzioni nazionali.

‘Furberie politiche‘ che si rivelano truffa

‘Le Journal du Dimanche’ ha pubblicato in esclusiva il rapporto finale dell’Ufficio della lotta alla corruzione e alle infrazioni finanziarie e fiscali (Oclciff). Secondo gli inquirenti, il partito di Marine Le Pen avrebbe messo in piedi un sistema “fraudolento di sottrazione di fondi europei a suo profitto”. «In altre parole, i fondi concessi da Bruxelles agli europarlamentari per stipendiare i propri assistenti sarebbero stati impiegati dal partito di estrema destra per coprire funzioni nazionali», la sintesi di Danilo Ceccarelli sull’UffiPost.

L’allora ‘Front National’

Un meccanismo lanciato in occasione delle elezioni europee del 2014, quando la formazione si chiamava ancora Front National ed era diretta da Jean-Marie Le Pen, il papà, «che avrebbe così lasciato in eredità alla figlia un sistema per risparmiare sugli stipendi dei collaboratori». L’erede viene descritta come “istigatrice e la beneficiaria di questo sistema”, grazie anche alla complicità del collaboratore belga Charles Van Houtte. «Le Pen consentiva agli europarlamentari di scegliere solo un assistente, mentre gli altri vanivano assunti direttamente da lei con compiti per il partito, lontano dall’emiciclo europeo».

Credere, obbedire o combattere

Secondo il rapporto, Van Houtte faceva riempire delle deleghe ai deputati del Front National per accedere ai dati amministrativi e finanziari delle buste paga. E poi lei disponeva. «Conoscete Marine Le Pen, con lei tutto è centralizzato», ha detto ai giudici. «Adesso secondo il rapporto ci sono 17 dirigenti del Rassemblement National che rischiano di finire alla sbarra, tra cui Marine e Jean-Marie Le Pen, per una truffa stimata a 6,8 milioni di euro, contro la quale l’Europarlamento si costituito parte civile».

Quei sette milioni rubati

Contro l’inchiesta un’ondata di ricorsi dei legali del Rassemblement National per evitare il a ridosso del voto del prossimo anno. «Strategia riuscita, visto che nel caso in cui il giudice dovesse rinviare a giudizio Le Pen, è da escludere l’inizio del processo prima della primavera 2022», scrive Danilo Ceccarelli. Al momento la candidata alle prossime presidenziali viene data oggi come sicura sfidante dell’uscente Macron al secondo turno. E il suo partito ben posizionato anche nelle prossime elezioni regionali e dipartimentali di giugno.

Operazione restyling

 Operazione restyling dal fascismo alla francese dopo la batosta del 2017 riuscita, stando al sondaggio per Le Monde e France Info: il 42 per cento dei francesi sostiene che il Rassemblement National “non è un pericolo per la democrazia”. E nella Provenza-Alpi-Costa Azzurra potrebbe per la prima volta nella sua storia ottenere la guida di una regione. Macron costretto a inseguire a destra l’ex neofascista nominale si svela moderata, fino a chiedere al governo di abbassare i toni. Ovviamente nei suoi confronti

Un rimprovero che arriva dallo stesso partito più volte accusato di antisemitismo e xenofobia.

Tags: Francia Le Pen
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