
L’uscita di mercenari e forze straniere dal Paese è una delle disposizioni più importanti dell’accordo di cessate il fuoco firmato tra le parti in conflitto con la mediazione Onu. Ma è anche il più esplicito fronte di confronto e di discordia, dati gli intrecci politici e di interesse tra le presenza militari esterne e la fazioni libiche di casa. In una confusione di ruoli e nuove incertezze. I Fratelli Musulmani che sostengono la presenza delle forze turche ma che adesso debbono temere il sorprendente avvicinamento di Erdogan con l’egiziano al Sisi. Accordi di spartizione Tripoli-Bengasi sulla testa di antichi alleati e fratelli di fede? Forse più di un semplice timore, come aveva già scritto Remocontro (https://www.remocontro.it/2021/05/12/turchia-egitto-segreti-su-gas-e-libia-stop-a-fratellanza-musulmana-contro-al-sisi/)
La ministra El Mangoush, insiste sulla necessità dell’uscita delle forze militari e mercenari stranieri dal Paese, in particolare i combattenti della compagnia russa Wagner, le milizie sudanesi Janjaweed e i miliziani provenienti dalla Siria. Ed è stata lei il bersaglio ufficiale dell’azione di forza della notte tra venerdì 7 e sabato 8 maggio nella sede del Consiglio presidenziale a Tripoli, nell’hotel Corinthia. Gli armati con nome e cognome, ma scopriamo adesso, a chiedere soprattutto l’annullamento della nomina del capo dei servizi di intelligence, Hussein Khalifa Al A’eb.
Esplicito un importante esponente delle milizie di Misurata, Muhammad Bahron, detto “Al Far”, al neo presidente: «Devi ritirare la nominaa capo dell’intelligence chi ha sostenuto l’aggressione contro Tripoli». Ma se proprio quella nomina fosse parte di un accordo trattato lontano dalla Libia?
«L’annuncio del Consiglio presidenziale libico della nomina di Hussein Khalifa Al-A’eb a capo dei servizi di intelligence, avvenuta lo scorso 6 maggio, ha provocato l’ira dei leader del movimento della Fratellanza musulmana e delle milizie armate legate al gruppo islamista che considerano Al-A’eb un esponente del passato regime del colonnello Muammar Gheddafi. Secondo quanto riportato dalla stampa locale, i Fratelli musulmani hanno chiesto di mantenere il precedente capo dell’intelligence Imad Trabelsi». In neo capo delle spie viene anche accusato di corruzione a favore di una compagnia di costruzioni turca. E non sembra un caso.
Secondo diversi osservatori la nomina di Al-A’eb punterebbe a unificare le istituzioni militari del Paese, ma sotto quale ombrello? Al-A’eb ha lavorato per anni nel servizio di intelligence durante il governo del colonnello Gheddafi, prima di uscire di scena con la caduta del regime nel 2011. Risiede nella capitale, Tripoli, ma le sue origini sono dalle montagne occidentali. E’ descritto come vicino al comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico, il generale Khalifa Haftar, e alle milizie della Cirenaica. Rimescolamenti sino a ieri inimmaginabili da leggere oltre la semplice descrizione dei fatti, come segnali. Segnali da dare e altri da nascondere.
Come se sulla Libia, oltre e sopra gli accordo Onu e le mediazioni diplomatiche ufficiali anche italiane, si stesse muovendo un rovesciamento strategico rivoluzionario per tutto il Mediterraneo.