
«Il radicalismo islamico negli ultimi vent’anni ha provocato un’impennata di richieste di contractor da tutto il mondo», scrive Fabio Albanese su La Stampa. E con l’aumento della domanda, aumenta pure la necessità di regolamentare un business stimato intorno ai 250 miliardi di dollari. «Lecito o illecito che sia, il modo per arruolarsi ormai è fin troppo facile –precisa Dall’Orto-. Basta cercare su Google “recruitment contractors” e scartabellare centinaia di annunci di lavoro quasi convenzionali, particolarmente adatti a ex militari, ex reparti speciali vogliosi di paghe più laute, ex membri della Legione straniera, personale in congedo disposto ad offrire consulenza e coordinamento».
E c’è posto anche per semplici teste calde senza preparazione in cerca di emozioni. Sono quelli che in genere o scappano subito o non ritornano più a casa.
«Ad offrire l’addestramento sono a loro volta agenzie specializzate in Russia, Israele e Stati Uniti, con costi che vanno dai 2mila ai 4mila euro, per una decina di giorni di allenamento». Per iniziare devi prima sborsare. «Quanto e come si possa essere effettivamente abili e arruolabili al termine di cicli del genere non è dato sapere». Una scommessa letteralmente sulla pelle di chi la gioca. Ma a stupire noi ingenui, la notizia che anche dall’Italia, i civili pronti ad imbracciare le armi sono centinaia da tutto il Paese.
«Il Donbass si è trasformato in tempi recenti nella meta preferita degli aspiranti miliziani. Su entrambi i fronti». Approfondimenti mediatici dedicati più ai ribelli filo-russi, ma è malizia politica come la marchetta di cronaca parlamentare a scegliere tra buoni e cattivi di convenienza o per arruolamento. Ma sappiamo e va detto che dal 2014 ad oggi, volontari italiani, e in abbondanza, sono comparsi anche tra l’esercito di Kiev. È il caso di Francesco Saverio Fontana, che nel 2015 si arruolò nel controverso Battaglione neonazista Azov, un cruento gruppo paramilitare della Guardia Nazionale Ucraina, dicendo di essere stato “sedotto dalle barricate di Kiev”, che gli ricordarono la giovinezza.
In Donbass parte ucraina, spiega Dall’Orco, c’è sempre stata una differenziazione tra reparti regolari e i cosiddetti “volontari”, mentre invece nelle repubbliche separatiste la ‘milizia popolare’ è un organismo unico. Chiamali come vuoi, ma la realtà è spesso molto più triste. «La frontiera europea dell’est ha spinto centinaia di giovani, talvolta anche minorenni senza mestiere a cercare una nuova vita, per andare in trincea a guadagnare 200 euro al mese. O per stare più vicini possibile all’azione con un non meglio precisato scopo. Immaginano di arruolarsi nei reparti di fanteria, spesso finendo invece a bivaccare intorno al fronte o a farsi respingere alla frontiera o a tornare indietro in fretta e furia».
In questa categoria rientrano i più noto e malfamati «foreign fighter», armati solo delle proprie convinzioni ideologiche o politiche o religiose. «Ragazzi come Giuliano Ibrahim Delnevo, genovese convertito all’Islam che ha combattuto ed è morto nella battaglia di al Qusayr, vicino a Aleppo, nel 2013, con la formazione qaedista “Jabhat al-Nusra”. O Maria Giulia Sergio, che tra il 21 e il 22 settembre 2014 ha raggiunto la Siria per unirsi all’Isis. O come Pierluigi Caria, noto come ‘Luiseddu’, 34 anni di Nuoro, accusato di aver combattuto in Siria come foreing fighter al fianco dei curdi nell’Ypg. O come Lorenzo Orsetti, 33enne fiorentino che nel 2019 al fianco dei curdi in Siria ha perso la vita nei dintorni della città di Baghuz, com’era accaduto prima ancora al bergamasco 50enne Giovanni Francesco Asperti».
In Medio Oriente spesso di biglietti di sola andata. Nel caso del Donbass c’è chi, invece, prova a fare il salto nel mondo dei contractor veri e propri. «Le società di settore raccontano di ricevere centinaia di curriculum ogni mese di aspiranti mercenari. Diretti in Iraq, Siria, Afghanistan, Libia, ma pure nell’El Dorado delle milizie private: l’Africa sub-sahariana». Dove il comando militare degli Stati Uniti, Africom, si avvale di decine di agenzie per la fornitura di personale proveniente da ogni angolo di Occidente. Di queste, le più famose sono gestite da Erik Prince, ex ufficiale dei Navy Seal, il più grande signore della guerra del mondo e fondatore della Blackwater. Oggi a capo della Frontier Services Group, ha sede a Hong Kong, operativa in Sahel, in nel Corno d’Africa, in Congo, in Sudan, in Nigeria.
Contractor italiani, registrati anche in Libia tra Sirte e Bengasi. Forse col gruppo russo Wagner, peggio con lo scalcinato esercito di Haftar. «Da quando può disporre di una base militare a Gibuti, la Cina riversa in Africa materiale bellico, ma anche personale para-militare», afferma ancora Dall’Orco. Oggi, secondo l’Istituto sulla pace di Stoccolma, il Sipri, le società di sicurezza cinesi sono più di 5mila e impiegano quasi 4,3 milioni di persone con “parcelle” ben più contenute rispetto ai concorrenti occidentali. Poi ci sono i mercenari autoctoni, di cui l’Africa è piena. «In Uganda le sole rimesse dei guerriglieri sparsi in giro per il mondo (almeno 20mila secondo l’Interpol) valgono più delle esportazioni di caffè».
§§§
31 Marzo 2022. Edy Ongaro, veneziano di 46 anni, nome di battaglia Bozambo, è stato ucciso in battaglia a nord di Donetsk. Era in Ucraina dal 2015, nella brigata Prizrak, un battaglione di miliziani da ogni parte d’Europa che combatte l’esercito ucraino a favore della causa indipendentista filo-russa.
§§§