
Si afferma che il governo aveva predisposto il potenziamento della produzione e approvvigionamento di bombole e macchinari per l’ossigeno e non si dice che in tutta l’India del nord, epicentro della seconda ondata, le bombole d’ossigeno sono introvabili e i pazienti muoiono asfissiati. A centinaia, a migliaia.
«E se non lo dice il governo, non lo deve dire nemmeno la gente, per non rovinare il buon nome dell’India». La scorsa settimana l’amministrazione dello Stato più popoloso dell’India, l’Uttar Pradesh, mentre le foto di campi crematori traboccanti di pire facevano il giro della rete, annunciava che «chiunque, privati cittadini o ospedali, avesse denunciato le carenze di ossigeno nello Stato sarebbe stato denunciato per «diffusione di notizie false».
Con i media internazionali che denunciano l’incapacità plateale di Modi e dei suoi ministri, il ministro degli esteri si preoccupa dell’immagine e ha chiesto a tutti gli ambasciatori di «contrastare la copertura negativa» internazionale, sottolineando l’eccezionale viralità della seconda ondata e spiegando che non ci può essere alcun collegamento tra le elezioni in corso e l’aumento di infezioni.
Mentre la curva pandemica segna una crescita esponenziale del virus nel Paese, Modi e i principali ministri del suo governo stanno continuando a fare campagna elettorale in Bengala occidentale, tenendo comizi davanti a un pubblico di decine di migliaia di persone. Oggi, a urne chiuse, il Bengala occidentale è lo Stato con il più alto tasso di crescita di infezioni (+9,5%). Calcutta, la capitale, ha toccato il 50% di ‘positivity rate: ogni due tamponi effettuati, uno è positivo.
Il governo Modi, che ora chiede ufficialmente –ma non pubblicamente– gli aiuti della comunità internazionale e attende rifornimenti di ossigeno, medicine e macchinari medici da oltreoceano, è lo stesso che nel maggio del 2020 –ci ricorda sempre Miavaldi- dichiarava di aver sconfitto il Covid.
«In soli due mesi di lockdown, annunciato quattro ore prima dell’entrata in vigore, aveva costretto milioni di lavoratori migranti a rientrare nei villaggi con mezzi di fortuna. O spesso a piedi, per migliaia di chilometri. Ne morirono a centinaia.
È lo stesso governo che, a gennaio, ha dato il via libera al pellegrinaggio hindu del Khumb Mela, con concentrazioni di milioni di fedeli arrivati da tutto il Paese. Per il bagno nel Gange. Un concentrato di contagi che ha ucciso decine di santoni e centinaia di fedeli e contribuito a diffondere ulteriormente il virus in tutto il Paese. Soprattutto nelle campagne, dove vivono due indiani su tre.
«L’India povera e diffusa ove non arrivano le telecamere dei tg, non arrivano gli ospedali, le bombole d’ossigeno e nemmeno i tamponi. Dove ci si ammala e si muore senza sapere quanto, come o perché. Né per colpa di chi».