«La storia di Regeni», video-trash egiziano di depistaggio e inciampi italiani
«La storia di Regeni», video-trash egiziano di depistaggio e inciampi italiani

Il finto documentario contro Giulio Regeni. È un lungo video complottista che scredita il ricercatore ucciso in Egitto: se ne parla anche perché vi hanno partecipato alcune personalità italiane, più o meno involontariamente. L’ex ministra Trenta, il generale Tricarico e Gasparri. Esploso il caso della plateale strumentalità, le giustificazioni tra inganno e ingenuità.
Rinviata al 25 maggio l’udienza preliminare per i quattro 007 egiziani dei quali la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio.

Vergogna

Vergogna per chi ha ordinato, programmato e sceneggiato ‘The story of Regeni’, il video ultima azione di depistaggio in ordine di tempo sul feroce omicidio di Giulio Regeni. Vergogna per i testimoni italiani, ex ministri ex generali, ex giornalisti, che in parte si giustificano dicendosi ingannati. Vergogna egiziana, interessata a insabbiare sotto una coltre di ricatti, più o meno velati, la ricerca della giustizia. Vergogna e ridicolo il tentativo di spacciare il regime di Al-Sisi come una moderna democrazia.

Complottisti, malafede e ingenuità

Il video, in arabo con sottotitoli, si intitola The Story of Regeni e ha autori ignoti. Il canale YouTube che lo ospita è stato creato il 22 aprile e ha in tutto quattro video: le due versioni del filmato, una con sottotitoli in italiano e una con sottotitoli in inglese, e due trailer, pubblicati un paio di giorni prima. «Un plateale tentativo di screditare Giulio Regeni e di scagionare il regime egiziano da ogni responsabilità per la sua morte, usando insinuazioni, invenzioni propagandistiche e teorie del complotto già in buona parte smentite», scrive Il Post.

Documentario contro Giulio Regeni

Il video è stato pubblicato in concomitanza con la prima udienza del processo della procura di Roma contro quattro membri dei servizi di sicurezza egiziani accusati dell’omicidio di Regeni purtroppo rinviata, e contiene interviste ad alcune personalità italiane, tra cui l’ex ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri e l’ex ministra della Difesa Elisabetta Trenta.
Quasi tutti gli intervistati italiani, dopo la pubblicazione del documentario, si sono dissociati dal suo contenuto.

Depistaggio costoso

Il video ha un montaggio e una fotografia semiprofessionali, nello stile di un documentario “true crime”, e usa attori per drammatizzare alcune scene. La traduzione in italiano invece è molto approssimativa.Le tesi del video ricalcano la versione delle autorità egiziane sul caso Regeni, con l’aggiunta di elementi complottistici. Buona parte del filmato è dedicata a screditare la figura di Regeni con insinuazioni sul fatto che la sua ricerca sui sindacati indipendenti dei venditori ambulanti egiziani avesse in realtà un doppio fine.

Insinuazioni e contraddizioni secondo il Post

«Il giornalista Fulvio Grimaldi lascia intendere che Regeni avrebbe potuto essere molto vicino ai servizi segreti statunitensi e occidentali, ma in seguito si insinua che tramite la sua tutor a Cambridge, Maha Abdelrahman, Regeni fosse vicino alla Fratellanza musulmana», un’organizzazione islamista che aveva vinto le elezioni in Egitto nel 2012 poi rovesciata dal colpo di stato guidato dall’attuale presidente egiziano, il dittatore Abdel Fattah al Sisi.

Sindacalista di regime

Viene intervistato Mohamed Abdallah, un sindacalista degli ambulanti che fin dal primo periodo dopo la scomparsa di Regeni ebbe un ruolo mediatico molto forte e che fu la persona che denunciò il ricercatore italiano alle autorità egiziane.
Dopo aver cercato di presentare Regeni come pericoloso per il regime, il video a un certo punto intervista un avvocato, che spiega che le forze di sicurezza egiziane non consideravano Regeni come pericoloso, lasciando intendere che non ci sarebbe stata ragione per ucciderlo, e se mai lo avessero fatto, certo non ce ne saremmo mai accorti.

Magistratura italiana e Gasparri

Il video accusa anche l’Italia di aver reagito troppo nervosamente e in maniera non responsabile dal punto di vista diplomatico. L’inchiesta della magistratura italiana, che sta conducendo le indagini. Per Maurizio Gasparri, ex Msi e Alleanza nazionale e ora Forza Italia, la procura di Roma non avrebbe «un ruolo molto apprezzato perché la magistratura italiana, purtroppo, ha molte cose da chiarire: non ci sono solo i misteri del Cairo o di Cambridge, ci sono anche i misteri della procura di Roma».

Intervistati selezionati

Il ruolo degli intervistati italiani è fondamentale per dare forza alle tesi del video. «I due più in evidenza sono Fulvio Grimaldi, un ex giornalista della Rai e oggi collaboratore tra le altre cose di siti complottisti come ByoBlu, che presenta varie teorie non confermate, compresa quella secondo cui Regeni sarebbe stato vicino ai servizi occidentali, e Leonardo Tricarico, ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica, oggi in pensione, che a un certo punto sostiene «di aver ‘letto da qualche parte’ che la presenza di Regeni in Egitto sarebbe stata una operazione… finanziata da una fondazione che ha un collegamento funzionale e forse anche operativo con i Fratelli musulmani».

Gli ex ministri

«Gli altri italiani intervistati sono Gasparri che, oltre a screditare la procura di Roma, ribadisce i presunti collegamenti tra Regeni, Cambridge e la Fratellanza musulmana, ed Elisabetta Trenta, ex ministra della Difesa, che però cita Regeni soltanto di passaggio e parla in maniera generica dei rapporti tra Italia ed Egitto».

I pentiti

Dopo la diffusione del video, quasi tutti gli italiani coinvolti si sono dissociati dal suo contenuto. Elisabetta Trenta ha detto a Repubblica di essere stata «vittima di un raggiro»: la troupe che l’ha contattata per l’intervista le avrebbe detto di far parte del noto network Al Arabiya e che il tema del documentario non era Regeni ma i rapporti diplomatici ed economici tra Italia ed Egitto. Adesso Trenta definisce il documentario come una «schifezza vergognosa».

Tricarico vola basso

Anche Tricarico ha detto di essere stato contattato da un giornalista che diceva di lavorare per Al Jazeera e Al Arabiya e ha aggiunto che le sue parole sono state «rese funzionali alle tesi del filmato che io non condivido». Gasparri, pur ribadendo che dovrebbero essere fatte delle indagini sull’Università di Cambridge, ha aggiunto di non aver pronunciato «nessuna parola di discredito su Regeni».

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UN ALTRA TELEVISIONE

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