
«In questo piano c’è in gioco il destino del Paese, la sua credibilità e reputazione come fondatore dell’Unione europea». In ballo c’è «la credibilità» dell’Italia e per realizzarlo serve «uno sforzo corale delle diverse istituzioni coinvolte». «Ritardi, inefficienze, miopi visioni di parte peseranno sulle nostre vite, specie sui nostri figli e nipoti, e forse non ci sarà più tempo per porvi rimedio». Un piano per andare incontro alle «attese degli italiani e delle famiglie e le giuste rivendicazioni di chi un lavoro non ce l’ha o l’ha perso», oltre che all’«ansia dei territori svantaggiati».
«Riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica» che «ci ha colpito più dei nostri vicini europei. Abbiamo raggiunto il numero di quasi 120mila morti», ricorda. «Nel 2020 il Pil è caduto dell’8,9 per cento, del 2,8, ma impressiona soprattutto il dato del calo di circa l’11% di ore lavorate. Giovani e donne sono stati i più colpiti». Si registra anche una crescita dell’area di povertà assoluta salita intorno al 10% della popolazione.
«Now’s the Time: il momento è adesso», scrive Andrea Colombo sul manifesto. Draghi non lo dice ma il senso del messaggio è chiaro sin dall’esordio, con il richiamo al 25 aprile e la citazione di uno scritto di De Gasperi del 1943: «A noi l’onere e l’onore di preparare nel modo migliore l’Italia di domani». E un monito preciso: «Ritardi, inefficienze, miopi visioni di parte anteposte al bene comune peseranno direttamente sulle nostre vite e forse non vi sarà più tempo per porre rimedio».
Draghi ha scelto di accedere all’intero prestito per giocarsi subito tutto, nella convinzione che il momento sia questo e che ora sia necessario osare. «Di sicuro ha inciso la situazione dell’Italia, il Paese che ha fatto più debito di tutti per fronteggiare i costi sociali della pandemia e che registra ugualmente un Pil peggiore degli altri. Sintomo evidente di una crisi strutturale che per Draghi va aggredita tutta insieme e subito».
«Solo se per la prossima primavera l’intero Piano sarà tanto avviato da non poter più essere disatteso potrà passare a sorvegliarne il percorso non più da palazzo Chigi ma dal Quirinale. In caso contrario dovrà restare al posto che occupa ora e la corsa al Colle diventerà un rodeo».