
Oggi l’India è un Paese al collasso, con una popolazione di quasi un miliardo e mezzo di persone in lotta per la loro stessa sopravvivenza. Per il secondo giorno consecutivo, l’India ha riportato il bilancio giornaliero di contagi più alto del mondo, con un morto ogni cinque minuti, l’andamento vittime più rapido dall’inizio della pandemia. Servizi funebri sono sommersi: crematori e cimiteri sono ormai a corto di spazio. A Nuova Delhi le persone che perdono i propri cari stanno ricorrendo a strutture improvvisate per organizzare sepolture di massa e cremazioni.
Modi, colpevole di aver allentato troppo presto le già deboli misure anti-contagio, attraverso il ministro della Sanità prova ad attribuire la responsabilità alla “disattenzione dei cittadini”, «ma è evidente che il caos attuale è il risultato di un azzardo che porta la firma dell’esecutivo di Delhi». Il governo, dopo un primo lockdown severo lo scorso anno, nelle prime fasi della pandemia, ai primi segnali di miglioramento aveva revocato gran parte delle misure per il timore dell’impatto economico e sociale delle chiusure.
«Variante indiana B.1.617», individuata per la prima volta in ottobre, potrebbe aver contribuito ad accelerare l’ondata di contagi. Della nuova variante si sa ancora relativamente poco, a parte il fatto che dovrebbe essere più contagiosa ma meno rispetto a quella britannica. Con due mutazioni, chiamate E484Q e L425R, e ora si trova nel 15-20 per cento dei campioni sequenziati nel Paese. Nei giorni scorsi è stata scoperta nel Regno Unito, in Belgio, Germania e Svizzera. In Italia è stata individuata lo scorso 10 marzo a Firenze.
«La corsa del virus in India procede incontrollata anche a causa della lentezza della campagna vaccinale. Il che è un paradosso, se si pensa che il Paese è uno dei principali produttori mondiali di vaccini. A fronte di una popolazione di 1,39 miliardi di persone, meno dell′1,5% è stato vaccinato». E ora il governo ha sospeso le esportazioni di vaccini, prodotti in gran parte dal Serum Institute e destinate soprattutto ai paesi più poveri, per privilegiare la vaccinazione della popolazione indiana.
«Immunità di comunità o immunità di gregge», quando la maggior parte degli individui ha sviluppato una risposta immunitaria a un virus. Ma una valutazione più politica che scientifica ottimista è diventata rapidamente un disastro. Secondo molti la colpa sarebbe da imputare al governo indiano, totalmente impreparato all’arrivo di una seconda ondata. In particolare il primo ministro Narendra Modi è accusato di aver voluto sminuire la gravità dei contagi per consolidare la sua popolarità.