
«In un Paese dove l’approssimazione dei dati è la regola tanto in economia quanto nella demografia –annota Matteo Miavaldi sul Manifesto-, la vera misura del disastro in corso in India si può provare a misurare segnando la distanza che divide l’aritmetica ufficiale del Covid19 dalla situazione sul campo». La testata indipendente online Scroll.in ha raccolto alcune fotografie: una, scattata il 18 aprile a Ghaziabad –, hinterland di New Delhi – mostra una fila di cadaveri avvolti in panni bianchi disposti lungo un marciapiede vicino al terreno di cremazione locale. Ma secondo le autorità locali, dall’inizio di aprile a Ghaziabad ci sono stati solo due morti di Covid.
Altre testimonianze parlano di decine di ambulanze in coda fuori dagli ospedali, in attesa che si liberino, in un modo o nell’altro, posti letto per accomodare nuovi malati di Covid19. Degenti morti perché gli ospedali hanno finito le bombole d’ossigeno e i farmaci antivirali, con mercato nero parallelo. «Mettere insieme racconti e immagini da nord a sud, passando dalle megalopoli di New Delhi e Mumbai, significa comporre un mosaico di un Paese ormai prossimo al collasso».
L’eccezionalismo indiano -paese giovane e forte dove il Covid non è dilagato, si diceva- si è rivelata l’ennesima panzana ultranazionalista propinata dalle autorità ai propri cittadini e al resto del mondo.
Allarme per una «seconda ondata» caratterizzata da una variante del virus individuata nello stato del Maharashtra a fine febbraio capace di diffondersi molto più capillarmente portatrice di sintomi gravi anche nelle fasce d’età più basse. E ad epidemia dilagante, il governo negazionista annuncia un lockdown di una settimana per la capitale, di fronte a un tasso di positività del 30 per cento e a 23mila nuovi casi in sole 24 ore – e moltiplica in virus ad una «quarta ondata» di sua invenzione.
L’avanzare del virus nel secondo Paese più popoloso del mondo sta creando allarme di contagio diffuso non solo in Asia. La campagna vaccinale è riuscita a somministrare la prima dose di uno dei due vaccini indiani – Covishield, la produzione autoctona della ricetta di Astrazeneca, e l’indiano Covaxin – a oltre 100 milioni di persone. «Ma dai ritmi iniziali di tre milioni di dosi al giorno, sta rallentando, facendo emergere problemi strutturali e logistici finora drammaticamente sottostimati».
Il direttore dell’Africa Centers for Disease Control and Prevention, John Nkengasong, ha dichiarato a Reuters che un ritardo di consegne dei vaccini indiani in Africa sarebbe «catastrofico».