• 12 Maggio 2021

Grandi Inquinatori: Usa Cina pentiti al vertice ambiente. Cina +18% del Pil. Usa ancora Pandemia

I Grandi Inquinatori: Usa-Cina pentiti al vertice ambiente. Cina, +18% del Pil. Usa ancora Pandemia

Verso il supervertice globale sull’ambiente del 22 aprile voluto da Biden al quale dovrebbero partecipare oltre 40 capi di Stato e di governo, compresi Draghi, Putin e Xi Jinping. Dopo lo showdown (più mediatico che politico) di Anchorage tra Usa e Cina, sono volate parole grosse esibite in diretta tv.
Intanto la Cina riprende a crescere e segna, nei primi tre mesi del 2021, un record di +18,3% del Pil rispetto allo scorso anno. Ma per l’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale, a ben guardare non corre poi come sembra.

I due peggiori inquinatori al mondo

Stati Uniti e Cina, i due Paesi più potenti e più inquinatori al mondo. «Tra i vari primati che gli Stati Uniti hanno perso negli ultimi anni c’è anche quello dei Grandi Inquinatori, oggi saldamente nelle mani della Cina», sottolinea Pio d’Emilia su Avvenire. Circa il 30% delle emissioni di anidride carbonica sono Made in China. Circa il doppio di quelle prodotte dagli Usa e 30 volte quelle del Regni Unito. «Attenzione però, perché buona parte di queste emissioni sono prodotte “per conto terzi”: da industrie che producono per l’Europa e gli Usa».

In Cina la peggior aria in conto terzi

«Diciamo che i cinesi negli ultimi decenni hanno respirato e continuano a respirare la peggiore aria del pianeta per consentire a noi “occidentali” di respirarne una migliore». Pechino ha già annunciato emissioni zero entro il 2060. «Gli Usa non ancora, ma potrebbero farlo proprio nei prossimi giorni, se i colloqui tra Kerry e Xie avranno successo».

Cina superpotenza finanziaria

«La Cina è una superpotenza dalla quale non si può prescindere, e non tanto per il suo arsenale militare – forse sopravvalutato – quanto per quello finanziario, con l’ampia sottoscrizione del debito pubblico Usa (e di recente l’offerta di estenderla anche a quello russo) e per la sua sempre più estesa influenza politica».
Basti pensare al ruolo che ha nel tenere a bada il regime nordcoreano e quello che potrebbe esercitare per risolvere la tremenda crisi birmana.

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Economia boom oltre il Covid

Nel primo trimestre del 2021 il Pil cinese è cresciuto del 18,3% rispetto all’anno precedente. Cifra record ma a valore statistico. Nel primo trimestre del 2020 la Cina era totalmente in lockdown, in piena crisi sanitaria e il Pil cinese crollò a -6,8%. Ma, valutazione Ispi, «il dato conferma che Pechino è sulla strada giusta per la ripresa economica, grazie a un generoso stimolo fiscale, che però non potrà sostenere molto a lungo, già a partire dal 2022».

Un trimestre di vantaggio

I dati dicono che a trainare l’economia cinese sono le esportazioni (+31%), grazie anche a una concorrenza ancora a velocità ridotta. Un anno dopo l’inizio della pandemia, la situazione sanitaria in Cina sembra essere sotto controllo: circa 180 milioni di cinesi sono stati vaccinati (11%) e l’obiettivo è arrivare al 40% della popolazione immunizzata entro l’estate.

Si scrive vaccini si legge Pil?

Per l’ex vicedirettore del Fondo monetario internazionale Zhu Min, la Cina si trova “un trimestre avanti agli altri nella ripresa economica globale”. Nel 2020 il paese è stato l’unica grande economia a livello globale a registrare un dato di crescita positivo, anche se il più debole degli ultimi decenni, al 2,3%, e ha fissato per il 2021 un obiettivo di crescita del 6%, ma alcuni analisti ritengono credibile che arrivi a un 8,9%.

Usa tra ripresa e nuovi contagi?

Ed è alla competizione con Pechino che guarda (preoccupata) anche la Casa Bianca. Secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale, nel 2021 gli Stati Uniti dovrebbero crescere del 6,4%, il dato maggiore dagli anni ’80. Ma da questa parte del Pacifico, nonostante la massiccia campagna vaccinale in corso, il Coronavirus continua a preoccupare.

Strati Uniti ancora pandemia

Al netto delle quasi 200 milioni di dosi somministrate (122 milioni di americani hanno ricevuto la prima dose e 75 milioni entrambe), ancora il 15 aprile gli Usa hanno registrato 75mila nuovi positivi e 932 morti. Dati più alti della media dell’ultima settimana. Tanto che anche il capo del Fed, Jerome Powell, ha ricordato che il rischio principale per l’economia rimane la pandemia e la interruzione delle precauzioni del dopo Trump. Il rischio, “è che riaprendo troppo in fretta, le persone torneranno troppo in fretta alle loro vecchie pratiche, e vedremo un altro picco nei casi”.

Europa: forse l’anno prossimo

Secondo il Fondo monetario internazionale, l’economia europea dovrebbe tornare ai livelli pre-crisi nel 2022. Ma questa proiezione dipende dalla campagna di vaccinazione. Dopo ritardi e, in alcuni casi, vere e proprie battute d’arresto della campagna vaccinale, il Vecchio Continente si è trovato costretto a introdurre nuove restrizioni o inasprire le precedenti misure a causa dell’aumento dei contagi. «Supponendo che i vaccini diventino ampiamente disponibili nell’estate del 2021 e per tutto il 2022, la crescita del Pil è prevista al 3,9% nel 2022, riportando il Pil europeo ai livelli pre-pandemici», affermato il Fmi.

Se la ripresa americana e cinese sosterrà anche l’economia europea è ancora tutto da vedere. Anche se il ritmo delle vaccinazioni è ancora lento, si intravede una luce in fondo al tunnel. Ne usciremo, ma non tutti allo stesso modo.

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