• 12 Maggio 2021

150 anni fa la Comune di Parigi

La Comune di Parigi è stata la forma di autogoverno di stampo socialista che scelse la città di Parigi dal 18 marzo 1971 -esattamente 150 anni fa- sino al 28 maggio, quando fu repressa ferocemente nel sangue. L’esercito entrò a Parigi il 21 maggio e massacrando in una settimana almeno 20.000 parigini, la ‘semaine sanglante’. Seguirono decine di migliaia di condanne e di deportazioni, mentre migliaia di parigini furono costretti alla fuga e all’esilio.

Le donne di Parigi

L’antefatto

Il 2 settembre 1870 l’esercito francese, sconfitto dai prussiani, fu costretto alla resa a Sedan. Il 4, dopo l’insurrezione di Parigi, fu proclamata la repubblica: il Secondo impero guidato da Napoleone III, che aveva governato la Francia per vent’anni, era finito con un disastro militare.  Il risentimento popolare nei confronti della vecchia classe dirigente bonapartista toccò allora il culmine e davanti all’Assemblea nazionale (il parlamento) si riunì una grande folla di parigini. Con abili discorsi, ma soprattutto temendo che la situazione degenerasse, la folla fu deviata davanti all’Hotel de Ville (il municipio) dove fu proclamata la repubblica. La situazione restava tuttavia molto grave soprattutto perché i prussiani erano in marcia sulla capitale e non esistevano forze francesi in grado di difenderla.

Jacques Tardi

La difesa nazionale

Parigi era comunque ancora difesa fa forze regolari relativamente ingenti, integre e non provate da combattimenti, eppure le maggiori preoccupazioni del governo si rivolgevano alle trattative di un armistizio con i prussiani.  Al contrario la popolazione riteneva che una difesa della città fosse possibile organizzando la Guardia nazionale e mobilitando tutte le risorse. Parigi infatti era sede di numerose industrie, tra cui officine e fabbriche di munizioni: tuttavia un fattore di grande debolezza restava la carenza di generi alimentari, un incubo per una città che si apprestava a sostenere un assedio. Nel resto della Francia non occupata dai prussiani si stava anche riorganizzando lo stato francese e si stavano arruolando nuovi soldati, ma le possibilità affrontare sul campo il nemico o di soccorrere Parigi restava ancora lontana. Solo a Parigi però la popolazione che si stava organizzando intendeva veramente combattere.

Assedio di Parigi e armistizio

Il 19 settembre la città fu circondata e cominciò l’assedio che sarebbe durato fino al gennaio 1871. Come di solito avviene, i difensori tentarono sortite per rompere il cerchio e gli assedianti si limitarono a respingerle, senza tentare attacchi alla città e senza bombardarla come temuto. Non un riguardo alla città, ma il valore di una città intatta, che avrebbe influito sulle trattative in corso. Al contrario, le formazioni popolari come la Guardia nazionale o i volontari, furono più attive, ma spesso non adeguatamente appoggiate dall’esercito regolare. A gennaio si toccò il punto più acuto dell’assedio, con la morte di circa tremila parigini per fame e per le prime granate prussiane che colpirono la città, per tentare di porre fine alla guerra. L’armistizio fu firmato il 27 gennaio, ma tra la popolazione di Parigi che avrebbe voluto combattere e il governo che cercava di tergiversare si era aperto un solco profondo.

La Comune

Il 18 marzo 1871 il nuovo governo repubblicano fece un ultimo tentativo di disarmare la Guardia nazionale di Parigi. Ai soldati che si rifiutarono di obbedire si aggiunse di slancio la popolazione, sorsero le prime barricate, il governo fuggi a Versailles e la città fu nelle mani degli insorti. Il 26 marzo si tennero le elezioni con un sistema elettorale che prevedeva la rappresentanza di un delegato per circa ventimila elettori, e il 28 furono proclamati i risultati davanti una folla esultante che cantava la Marsigliese. Il vecchio inno, tacitato durante il Secondo impero, evocava però il clima rivoluzionario del 1792, un momento storico che –a parte il popolo di Parigi– non era affatto gradito al governo di Versailles.


L’esperienza della Comune di Parigi, uno dei momenti più intensi della storia d’Europa del XIX secolo, era cominciata, ma era destinata a concludersi tragicamente.   

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AVEVAMO DETTO

Giovanni Punzo

Giovanni Punzo

Giovanni Punzo di mestiere dovrebbe aggiustare ciò che scrivono gli altri -fa l'editor- ma ha preso il vizio. Scrive di storia militare, altro 'contagio' per aver fatto l'ufficiale degli alpini. Da lui le guerre 'dei nonni' all'origine di quelle di oggi.

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