• 12 Maggio 2021

Brasile, Covid tra i bambini, catastrofe umanitaria, gestione politica criminale

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In Brasile il Covid ha fatto strage anche di bambini: in un anno 852 morti sotto i 9 anni, le cifre fornite dal ministero della Salute, ma secondo medici e Ong i minorenni morti per Covid potrebbero però essere più del doppio. Il Paese sudamericano ha superato le 360mila vittime totali dall’inizio della pandemia e, malgrado questo virus sia raramente letale per malati così giovani, si stima che il Covid di fatto sia stato letale per 2.060 bambini sotto i 9 anni, inclusi 1.302 neonati.

Brasile, ora il virus uccide anche i bambini

La catastrofe umanitaria da irresponsabilità criminale, diventa anche strage di bambini. Il Covid più feroce e oremai dilagante tra la popolazione, ora li attacca, e il contagio non diagnosticato e le cure spesso inesistenti li condannano a morte. «Non abbiamo abbastanza test per la popolazione in generale, anche meno per i bambini. I più vulnerabili sono i bambini di colore e quelli provenienti da famiglie molto povere, per le quali è più difficile ricevere aiuto», la denuncia di Medici senza frontiere in trincea. «Pazienti intubati senza sedativi perché finiti. La gestione caotica della crisi di Covid-19 da parte delle autorità brasiliane ha fatto sprofondare il Paese in una “catastrofe umanitaria”».

Morti almeno 1.300 neonati

Il Brasile, diventato epicentro mondiale della pandemia, continua a registrare ben oltre 3.000 morti al giorno e sempre più sotto i 40 anni ricoverati in terapia intensiva. Ma l’aspetto più preoccupante riguarda i bambini. Secondo i dati ufficiali il Covid ha ucciso almeno 852 bambini fino a 9 anni di età, ma il numero reale sarebbe drammaticamente più alto. «A molti bambini deceduti in Brasile non è stato possibile effettuare un tampone perché non era disponibile». Decessi da ‘sindrome acuta respiratoria’, 10 volte superiori rispetto al periodo pre pandemia.

Catastrofe umanitaria gestione criminale

«La gestione caotica della crisi di Covid da parte delle autorità brasiliane senza alcuna risposta coordinata e centralizzata ha fatto sprofondare il Paese in una catastrofe umanitaria», l’accusa di Medici senza frontiere. Nell’ultima settimana, l’11% delle nuove infezioni da coronavirus nel mondo si sono registrate in Brasile e più di un quarto di tutti i decessi. «In Brasile, le problematiche di salute pubblica spesso associate ad opinioni politiche anti scintifiche , senza fornire strumenti per proteggere gli individui e la loro comunità».

Dall’inizio della pandemia un anno fa, in Brasile il Covid ha causato oltre 360mila morti e 13,6 milioni di contagi, su 210 milioni di abitanti. Nel solo mese di marzo le vittime sono state 66mila, con una media giornaliera di 3mila decessi. 

Irresponsabilità politica criminale

In Brasile, i messaggi di sanità pubblica sono stati associati a messaggi politici. «Indossare una mascherina non è una presa di posizione politica, ma ciò che è necessario fare per rallentare la diffusione del virus. La scienza e la medicina basate sull’evidenza sono state minate. E questo non è solo un problema di fake news e disinformazione. C’è un’apparente mancanza di volontà politica per controllare questa pandemia», l’atto d’aqccusa ormai diffuso che denuncia di molte Ong

Bolsonaro ora rischia grosso

Jair Bolsonaro, il «principale responsabile della maggiore catastrofe umanitaria della storia del Brasile», lo ha definito il neuroscienziato Miguel Nicolelis, ora rischia davvero grosso: l’apertura della Commissione parlamentare d’inchiesta su azioni e omissioni del governo nella gestione della pandemia, definita anche «Cpi del genocidio», potrebbe sferrare un colpo decisivo alla sua popolarità già in declino, scrive Claudia Fanti sul Manifesto. La decisione del giudice del Supremo tribunale federale si richiama ai diritti alla vita e alla salute, oltre che a quello «delle minoranze di controllare il potere pubblico nel caso di una pandemia che ha già causato la morte di 360mila persone».

Presidenza contro la Corte suprema

Bolsonaro ha reagito ancor più scompostamente del solito, da un lato invocando l’impeachment contro il magistrato, dall’altro esercitando pressioni esplicite con minacce nei confronti dei senatori che dovranno valutare il suo operato. Una sorta di processo di Impeachment all’americana, ma in una situazione di tragedia nazionale. Ma è sempre la Corte suprema a dare il probabile colpo decisivo0alla presidenza Bolsonaro, se il Brasile non riuscirà a liberarsi prima: conferma la cancellazione delle condanne di Lula che ora potrà sfidare Bolsonaro

Lula candidabile presidente

Il plenum della Corte suprema brasiliana decide la cancellazione delle condanne inflitte all’ex presidente Luiz Inacio da Silva, che diventa pertanto eleggibile e potrà candidarsi alle presidenziali del 2022. Lo scorso 8 marzo il giudice supremo Edson Fachin ha annullato con una decisione monocratica le condanne inflitte a Lula dal pool di magistrati dell’inchiesta Lava Jato, la Mani Pulite brasiliana. La seconda sezione della Corte suprema ha sentenziato che il giudice Sergio Moro ha mantenuto un comportamento “non imparziale” nei confronti dell’ex presidente di sinistra.

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