• 25 Giugno 2021

Invettiva sacra e anarchica nel giorno di festa

Invettiva sacra e anarchica nel giorno di festa

Vincent Van Gogh, primavera, rinascita

Accade, sta accadendo. Un sottile crudele fumo di cose storte che si poggiano sul cuore e rendono le giornate livide. Per non prenderla sul personale occorre distogliere lo sguardo. Ma non basta. Penso a cose belle, senza ricadere nella bolla della rabbia pura, delle cose ingiuste che dettano eleganti regole a cui attenersi. Per non crepare dimenticando tutto ciò che abbiamo sognato e perduto della vita. Del sorriso e delle strabilianti sovversive vocazioni che sempre hanno albeggiato nel nostro modo di essere. Giocando col tempo, le amicizie, scavando percorsi incomprensibili della nostra appartenenza pura irriducibile. Tracce che nel tempo diventano trincee.

La Pasqua rossa. La primavera è rossa. Ma non come pensavamo noi, di libertà e giustizia, di uguaglianza. La risurrezione di Cristo che non interessa a nessuno, contano aperture e chiusure, numero di militari a controllare i poveri cristi senza un biglietto aereo per le Maldive. Lo vedi? Ricado nella bolla di rabbia, con i precari, i senza futuro, i senza lavoro, in compagnia di quelli che non sanno più dove poggiare rimorsi e dove conservare le sconfitte. Le migliori sconfitte, seduti dalla parte del torto. Ieri come oggi.

Oggi è festa. Domenica di rinascita simbolica e che sia anarchica e sacra, a mostrare il segno eloquente del fatto che nonostante la mediocre errata meditabonda realtà fatta di spot e sinceri falsi consigli metodici e mediatici, non siamo ancora finiti. Siamo ancora in grado di tirar fuori la testa dalla trincea, rischiando la vita, è ovvio, ma sorprendendo ogni ipotesi di resa incondizionata. Per spalancare gli occhi, per spezzare lacci e lacciuoli, cantare nenie strabilianti che risuonano nel nascosto dell’anima, buttar giù muri, sconfiggere prigioni. Smessi gli sfarzosi paramenti di antiche cerimonie, usciremo alla vita per costruire brecce, spalancare ipotesi inaudite, rincorrere ogni sconcertante necessità del cuore, del coraggio di esistere, di non celarsi pallidi nel vedremo, nel chissà, nella risposta assurda dell’assolutamente sì, quando l’assoluto -per quello che sentiamo, per quello che vediamo – ci chiama a un no. A un preferirei di no.

Respiro l’aria magica di San Quirico d’Orcia, l’amicizia, la bellezza e so che torneremo a celebrare il dono dell’incontro. Sovversivi. Senza paura.

Antonio Cipriani

Antonio Cipriani

Giornalista con una vocazione per il lato oscuro delle storie ufficiali, dopo una lunga esperienza all’Unità ha studiato e realizzato progetti editoriali che avessero al centro la democrazia dell’informazione. Ha partecipato alla costruzione di E Polis, di DNews e di Globalist syndication. Stagione professionale chiusa, si sta dedicando a nuovi idee. Dopo aver contribuito all’invenzione del progetto editoriale-artistico Emergenze, il cui collettivo ha dato vita all’Edicola 518, ha realizzato la rivista artistica e rurale Magnifica Terra e ha fondato Vald’O, la vineria letteraria a San Quirico d’Orcia. Crede nel giornalismo di strada e nei progetti territoriali, culturali, artistici e narrativi, soprattutto con giovanissimi e pensionati.

Articolo precedente

100 anni fa, una grande spia e un bravo giornalista

Articolo successivo

Il mio nome è Joy

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Remocontro