
Nel momento in cui l’Europa ci chiede di spendere il 30% del Next Generation EU per attività per il clima (per l’Italia sono circa 80 miliardi), è alla ‘tassonomia UE’ a cui che si dovrà fare riferimento per calcolare quali azioni rientrino in questa categoria. Ma così come è fatta, denunciano 226 tra scienziati e responsabili di vari organismi, «contiene affermazioni infondate che sono contrarie alla scienza del clima. E la proposta diventa essa stessa uno strumento di greenwashing», l’accusa gravissima.
Sdoganato il gas e l’idrogeno prodotto con il gas, l’idrogeno grigio o blu, che niente ha a che fare con l’idrogeno verde. «È una resa totale nei confronti della lobby del gas, tanto più pericolosa perché, nel momento in cui altri paesi nel mondo stanno mettendo a punto i loro sistemi concorrenti di classificazione degli investimenti sostenibili, abbassare l’ambizione europea significa creare un procedente che rischia di trascinare al ribasso tutti gli altri», denuncia la lettera.
«Non è come una decisione politica che può essere più o meno giusta. Questa è semplicemente falsa».
Anche finanziare una centrale nucleare rientra nelle attività sostenibili. L’affermazione nel documento del Joint Reserch Center, l’organismo scientifico di riferimento della Commissione . «Lì si dice il nucleare è paragonabile all’idroelettrico, se non si tiene conto degli effetti radioattivi, ed è inconcepibile». Nella commissione c’è chi, come Thierry Breton difende il nucleare e dice di andarne fiero.
Nel settore della gestione forestale, «il lavoro delle lobby dei paesi del nord Europa dà carta bianca a chi ha interesse ad uno sfruttamento indiscriminato delle foreste, ha denunciato Ariel Brunner di Bird-Life International. Ma Standard & Poor ha già detto che non è competitivo, dal punto di vista economico non ha senso. «Le tecniche di gestione forestale ammesse sono quelle nazionali, il che significa che non vengono introdotte buone pratiche, ma tutto rimane così com’è. Semplicemente inaccettabile».
Fino al 21 aprile la Commissione avrà tempo per ripensare a questa bozza. Poi saranno il Parlamento europeo e il Consiglio ad approvarla o rispedirla al mittente.

I fondi europei per il rilancio post-Covid dell’economia, attraverso una transizione verde e digitalizzata, potrebbero invece essere usati anche per rilanciare l’industria bellica e nuovi sistemi d’arma per le Forze armate, scrive Luca Liverani su Avvenire. «Questo nonostante sia già destinato al comparto militare il 18% dei Fondi pluriennali di investimento 2017-2034, 27 miliardi di euro solo per le armi, 36 complessivamente per la Difesa». A lanciare l’allarme è la Rete italiana per la pace e il disarmo
«Un tentativo di greenwashing, di lavaggio verde, dell’industria delle armi»