• 24 Giugno 2021

«Sotto il velame delli versi strani»: tra tanto Dante sommo, quello più ignoto, o nascosto

«Sotto il velame delli versi strani»: tra tanto Dante sommo quello più ignoto, o nascosto

Lo stesso Dante, nel canto IX dell’Inferno, avverte a prestare attenzione agli  altri significati nascosti «sotto il velame delli versi strani» (verso 63). Le antiche simbologie medioevali, le allegorie, l’astrologia, la numerologia o alla possibile appartenenza del poeta all’ordine dei cavalieri templari. Dante e l’eresia albigese e il mondo dei trovatori. E il poeta e mistico sufi Ibn Arabi che scrisse prima di Dante due opere molto simili: “Il libro del viaggio notturno”, e “Rivelazioni della Mecca”.

Significato apparente e significato nascosto

Uno degli aspetti meno esplorati del continente dantesco – forse deliberatamente o più semplicemente perché non si saprebbe da che parte cominciare – è certamente quello legato alle antiche simbologie medioevali, alle allegorie, all’astrologia, alla numerologia o alla possibile appartenenza del poeta all’ordine dei cavalieri templari. Lo stesso Dante, nel canto IX dell’Inferno, avverte in un certo senso il lettore a prestare attenzione a questi altri significati nascosti «sotto il velame delli versi strani» (verso 63). Indubbiamente, dopo sette secoli, è ormai evidente infatti che la Commedia si può interpretare in vari modi e su diversi piani, tra i quali quello storico descrittivo, basato sulla realtà, a volte quasi sulla cronaca, e sui personaggi dei suoi tempi è forse il più semplice, ma non è l’unico. Accanto alle storie raccontate sui contemporanei esistono anche un discorso filosofico, uno teologico-religioso, uno politico e anche un’altra dimensione tutta da scoprire.

San Bernardo di Chiaravalle  dettò la regola dei Templari

Dopo Virgilio e Beatrice, Dante sceglie come ultimo accompagnatore nel suo viaggio san Bernardo di Chiaravalle, ovvero Bernard de Fontaine, religioso mistico francese che aveva elaborato la teoria delle ‘due spade’, ovvero la distinzione tra potere politico e religioso, sebbene ambedue dovessero combattere insieme in armonia i comuni nemici, soprattutto evitando conflitti tra esse. In verità le cose ai tempi di Dante non andarono sempre così e il poeta stesso nelle sue lunghe peregrinazioni si trovò spesso in difficoltà proprio a causa di lotte tra i due poteri. San Bernardo aveva anche dettato la ‘regola’ – oggi diremmo lo statuto – dell’ordine dei cavalieri templari, un’organizzazione religiosa e militare che sosteneva la lotta dei crociati per la liberazione di Gerusalemme. Da qui, dalla scelta del poeta di farsi accompagnare appunto da san Bernardo alla fine del viaggio, le ipotesi che Dante fosse cavaliere templare, o comunque conoscesse molto bene l’ordine e i fondamenti religiosi e culturali alla sua base. 

Dante eretico?

Un’altra importante questione su Dante, anch’essa dibattuta a lungo, fu quella se Dante – nel corso della sua vita – potesse o meno essere stato considerato un eretico, ovvero un pensatore in serio conflitto con la dottrina ufficiale della chiesa e le sue idee fossero da considerarsi quindi con un certo sospetto. Indubbiamente Dante conosceva molto bene la cultura franco-provenzale appresa già dal suo maestro Brunetto Latini e quindi anche la vicenda dell’eresia albigese, sviluppatasi a sua volta da quella catara in Provenza nel XIII secolo, poi stroncata nel sangue nel 1213 da un’altra crociata voluta da papa Innocenzo III e duramente condotta da Simone di Monfort. Nel Purgatorio Dante incontra uno di costoro, il poeta Arnaut Daniel, nei confronti del quale nutre una grande ammirazione letteraria per la finezza dei versi. Resta il fatto che la repressione del movimento albigese portò comunque alla scomparsa totale di un mondo di poeti e trovatori stimati come artisti straordinari e assai cari a Dante che non poteva che esprimere per la loro tragica scomparsa un doloroso rimpianto.

Il valore simbolico e universale del viaggio

La grande metafora della Commedia resta tuttavia legata al viaggio e alle sue interpretazioni simboliche come origine della conoscenza.  Affrontare il tema del viaggio agli inferi, ossia il regno dei morti, attingendo direttamente da autori classici greci o latini sarebbe valsa a Dante un’accusa di paganesimo: la scelta come guida di Virgilio, che nell’Eneide ha raccontato il tormentato viaggio di un profugo da Troia a Roma – ma soprattutto è più gradito al cristianesimo di altri autori –, sembra abbastanza obbligata. Meno noto è che anche nel mondo musulmano, all’incirca un secolo prima di Dante, troviamo opere arabe che trattano lo stesso tema: oltre ad un episodio della vita del profeta, che compie un viaggio notturno con discesa agli inferi, Il poeta e mistico sufi Ibn Arabi scrisse due opere: “Il libro del viaggio notturno”, e “Rivelazioni della Mecca”. Come Virgilio era inviato a Dante, al protagonista arabo giunge invece a fare da guida l’arcangelo Gabriele, personaggio accettato anche dai musulmani, ed entrambi sprofondano in un gigantesco imbuto formato da una serie di piani, di gradoni, di scale circolari che scendono nel cuore della terra. E – soprattutto – entrambi alla fine risalgono «a rivedere le stelle».  

Giovanni Punzo

Giovanni Punzo

Giovanni Punzo di mestiere dovrebbe aggiustare ciò che scrivono gli altri -fa l'editor- ma ha preso il vizio. Scrive di storia militare, altro 'contagio' per aver fatto l'ufficiale degli alpini. Da lui le guerre 'dei nonni' all'origine di quelle di oggi.

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