Brasile politico vaccino Lula? E quel processo fazioso a favorire Bolsonaro
Brasile politico vaccino Lula? E quel processo fazioso a favorire Bolsonaro

Brasile martoriato dal virus e da Bolsonato, 2000 morti al giorno, possibile vaccini politico col ritorno di Lula scagionato. L’ex presidente processato irregolarmente messo in carcere per rendere possibile la sterzata alla destra estrema di Bolsonaro. Ora Lula possibile candidato vincente alle presidenziali 2022, mentre tocca al giudice ed ex ministro Sergio Moro, inquisitore fazioso e scorretto, difendersi.


Cinque anni ci ha messo Fachin, uno dei giudici più ferocemente anti-Lula, per riconoscere che la 13ma sezione della Corte Federale di Curitiba presieduta da Sergio Moro, altro inquirente notoriamente schierato (poi premiato con ministero delle Giustizia da Bolsonaro), non era competente per giudicare l’ex presidente.

L’accusatore di Lula Sergio Moro fatto ministro la Bolsonaro divenuto presidente

Gli ultimi tre anni non dovevano esistere»

«Il presidente protofascista Jair Bolsonaro non doveva esistere, l’Amazzonia non doveva bruciare, indigeni gay donne e sindacalisti non dovevano essere perseguitati insultati e ogni tanto uccisi, il Covid non doveva massacrare 265mila brasiliani e magari non avrebbe fatto in tempo a mutarsi nella temibile variante sudamericana. Abbiamo scherzato, scusate tanto, premete rewind… Lula libre!»

«Non si deve più votare quel troglodita di Bolsonaro», dichiara Lula pochi minuti dopo la sentenza del Tribunale supremo federale che annulla tutte le sue condanne per difetto di giurisdizione, riferisce Roberto Zanini. Lula già all’attacco contro l’uomo che i giudici, più che gli elettori, hanno mandato a fare il presidente del Brasile al suo posto. Perché quello era il “suo” posto, e nel 2018 non c’era sondaggio che non assegnasse al leader del Partido dos trabalhadores una vittoria a valanga.

‘Mani pulite’ alla brasiliana peggio che sporche

«Invece Luiz Inàcio da Silva venne condannato dal giudice Sergio Moro, l’uomo che invece di Pelé aveva le foto di Di Pietro in ufficio, e che pretese di giudicare nel suo feudo di Curitiba ogni accusa contro il presidente di sinistra». Lula seppellito con 9 anni di galera con accuse di corruzione. Appello da primato mondiale, centinaia di migliaia di pagine di atti “riviste” in pochissimi giorni, e gli anni di galera diventarono 12.
«L’ex presidente Lula in carcere, sostituito da un tribuno di ultradestra scelto da poteri che pensavano di controllarlo – e si ritrovarono un facocero impazzito alla guida del paese, insieme al covid che Bolsonaro negò e che puntualmente prese, a un party per il 4 luglio all’ambasciata americana dell’amico e negazionista virale Donald Trump».

Lawfare, la via giudiziaria al potere

Insomma il corrottissimo leader petista forse non era corrotto e comunque andrà giudicato a Brasilia. Montre tre anni di degrado politico dopo, el ‘Capitan Bolsonaro’ è troppo per quasi tutti e minacciare a ogni piè sospinto il pau de arara (è il palo della tortura passato dietro polsi e ginocchia dei prigionieri che vi vengono appesi) certo non aiuta. Ora Lula, dopo 580 giorni dietro le sbarre e il furto di presidenziali già quasi vinte, è di nuovo candidabile. Ma lui far sapere che candidabile non significa automaticamente candidato. Gli hanno tolto quattro anni e ora ne ha 75 e più di un acciacco. Nell’ipotesi di una sua candidatura contro Bolsonaro, sondaggio impaurito da destra, Lula al 50% e Bolsonaro al 38%.

Sergio Moro

Magistratura asservita, questa volta forse paga

Ora la seconda sezione del Tribunale supremo federale è chiamata a giudicare la condotta del grande accusatore, l’italo brasiliano Sergio Moro, l’inquirente fazioso e forse peggio. Una «enorme» quantità di documenti segreti rivelerebbero che la magistratura brasiliana ha lavorato per estromettere l’ex presidente Lula dalle elezioni del 2018, boicottando in vari modi il suo Partido dos Trabalhadores (Partito dei lavoratori). Coinvolto soprattutto Sergio Moro, il magistrato protagonista della «ondata giudiziaria» che ha travolto l’ex presidente brasiliano.
Moro è stato successivamente nominato ministro della giustizia dall’attuale presidente Jair Bolsonaro. Nell’inchiesta prima giornalistica e ora giudiziaria si parla anche di chat private dove i giudici si sarebbero scambiati messaggi su come ostacolare una vittoria socialista alle elezioni, tradendo un indirizzo ideologico chiaro nella gestione delle indagini.

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