
La portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, ha annunciato che Joe Biden la prima telefonata a un leader mediorientale la farà al premier israeliano Netanyahu. Così è stato e non poteva essere diversamente. Toni cordiali, dice Tel Aviv ma è troppo presto per crederci. Per Riyand invece uno schiaffo al principe ereditario Mohammed bin Salman (Mbs), interlocutore privilegiato di Donald Trump, di fatto già al comando del regno. «La controparte del presidente è il re Salman» e i due si parleranno in un momento «appropriato», annuncia la portavoce e segnala Nena News. Insomma, Biden tratterà direttamente con il re saudita e non con Mbs. L’annuncio è anche uno schiaffo a Jared Kushner, genero e consigliere di Trump, che aveva instaurato stretti rapporti di amicizia con Mbs
Israele aggiunge altri F-35 alla sua flotta aerea, aggiunge ancora Michele Giorgio, NenaNews. Un altro squadrone dei caccia ritenuti i più avanzati al mondo, quattro aerei per il rifornimento in volo, missili e bombe. I fondi per le nuove armi dai 3,8 miliardi di dollari di aiuti militari che gli Stati Uniti versano a Israele annualmente. La notizia è stata diffusa mentre le forze aeree israeliane concludevano esercitazioni militari in cui hanno simulato attacchi in rapida successione contro obiettivi in Libano. «I comandi israeliani da mesi insistono sull’inevitabilità di una nuova guerra con il movimento sciita libanese Hezbollah alleato di Iran e Siria», segnala sul Manifesto Michele Giorgio.

Attesa per le scelte politiche del nuovo presidente rispetto agli stati africani, «soprattutto nell’ottica del contrasto all’espansionismo cinese», e dopo il vuoto diplomatico di Trump precisa Sabato Angieri. Discorso diverso sul piano militare. L’Africom (il Comando militare statunitense in Africa) negli ultimi anni è stato molto rafforzato attraverso la vendita di armi per Tunisia e Marocco. Per quest’ultimo, da rivelazioni Reuters, la fornitura di quattro droni MQ-9B “SeaGuardian”. Un accordo da un miliardo di dollari e forse, un consolato generale americano proprio nel regno nordafricano.
In Niger la base operativa per i droni che agiscono in tutto il continente a copertura delle quasi 800 unità statunitensi presenti nell’area. ‘Niger Air Base 201’ inaugurata nel 2019 costata ben 110 milioni di dollari. Ma sui droni killer è polemica anche in casa Usa. Secondo la New America Foundation, solo in Somalia negli ultimi 13 anni ci sarebbero stati 263 attacchi che hanno provocato tra 1479 e 1885 morti. Al Shabaab, gruppo terroristico islamista è tra gli obiettivi della strategia della war on terror degli Usa in Africa. Altre azioni il Sahel e la Libia, sulle antiche piste carovaniere oggi percorse dai trafficanti di uomini e armi

«Basta carta bianca ad al-Sisi», aveva detto il neo presidente Usa ma i rapporti militari restano una colonna portante. In attesa di qualche segnale nuovo sui diritti umani ampiamente violati, segnala Chiara Cruciati da New York (e noi italiani da Regeni a Zaki attuale, lo sappiamo bene). C’è anche una denuncia alla corte federale di Washington contro l’ex primo ministro egiziano Hazem el-Beblawi per le torture inflitte in prigione, dove fa anche i nomi del presidente al-Sisi e del capo dei servizi segreti Abbas Kamel. Ma è di ieri la notizia dell’approvazione alla vendita di 168 missili tattici Raytheon all’Egitto, valore 197 milioni di dollari.
Dipartimento di Stato: «L’Egitto continua a essere un importante partner strategico in Medio Oriente». A conferma dell’inamovibile pacchetto di aiuti militari garantito annualmente al Cairo, 1,3 miliardi di dollari.