
La Somalia è fra i Paesi più coinvolti con 1.500 ragazzini, per lo più rapiti da al-Shabaab. Ma anche esercito e polizia, li hanno utilizzati in quasi 200 casi. Nella Repubblica democratica del Congo (Rdc) oltre 2.500 minori sono stati reclutati dal 2008 e utilizzati da decine di guerriglie. L’aberrante fenomeno interessa anche il Sahel, nella Repubblica Centrafricana l’Onu ha accertato almeno 200 nuovi casi di minorenni utilizzati come soldati e altrettanti nel Mali, elenca Luciano Bertoli su Avvenire.
Il compito di questi piccoli non è ‘solo’ di combattere, ma anche di fare i cuochi, i facchini, i messaggeri. Le ragazzine, invece, ‘schiave del sesso’ sono destinate da Boko Haram in Nigeria ad attentati suicidi. Le violenze sessuali sono comunemente usate dalle guerriglie e dagli eserciti, nel Congo, Somalia, Repubblica Centrafricana, Somalia, Sudan e Sud Sudan. I minori trasformati in soldati sono sottoposti a violenze di ogni tipo: uccisioni, torture, mutiliazioni, violenze sessuali e uso di droghe, somministrate per eliminare dolore e paura, gravidanze indesiderate e Aids.
«I bambini, spiegava un rapporto Onu, non sono ancora pienamente coscienti delle loro azioni: possono essere facilmente indottrinati e trasformati in spietate macchine belliche». I fanciulli, inoltre, non disertano, non chiedono stipendi e per loro l’esercito rappresenta l’unico modo per potersi nutrire. Le attività belliche, inoltre, privilegiano la distruzione di ospedali e scuole, calpestando le convenzioni internazionali.