
Mercoledì in Polonia è entrata in vigore la contestatissima norma che vieta l’aborto anche in caso di malformazione del feto e che in pratica sancisce il divieto quasi totale di abortire. La norma era stata stabilita dalla Corte costituzionale lo scorso ottobre ma la sua entrata in vigore era stata ritardata per via delle enormi manifestazioni e proteste che avevano coinvolto studenti, movimenti femministi, e gran parte della società civile per diverse settimane. L’annuncio del governo sulla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è arrivato senza preavviso e ha da subito provocato proteste e manifestazioni di migliaia di persone.
Nonostante i mesi di proteste e le critiche da parte delle istituzioni europee, ieri la Corte Costituzionale ha pubblicato le motivazioni della sentenza, passaggio necessario per renderla esecutiva. E la mancanza della giustificazione era servita a spiegare ‘ufficialmente’ il ritardo della pubblicazione della sentenza del 22 ottobre in Gazzetta Ufficiale. Di fronte alla marea di proteste che aveva attraversato il Paese. Ora, il colpo di mano contando forse sulla paura Covid per attenuare, sperano loro, le scontate reazioni di piazza. La Corte ha chiarito, forse per diluire le sue responsabilità, che il parlamento potrà intervenire per qualche modifica all’applicazione della legge i casi di malformazione più gravi. Follia pura.
La sentenza della Corte Costituzionale ad ottobre era stata sollecitata da un appello di un centinaio di parlamentari che sostenevano che l’interruzione di gravidanza a causa di malformazioni fetali violasse i princìpi della Costituzione. La sentenza pronunciata da una Corte iper conservatrice, modificava una legge sull’interruzione di gravidanza che era già una delle più restrittive d’Europa, con la possibilità di abortire soltanto in caso di malformazioni del feto, gravidanze causate da stupro o incesto e pericolo di vita per la donna. Gli ultimi due casi restano legali, ma sono un numero esiguo rispetto agli aborti per malformazioni: nel 2019 1.074 dei 1.100 aborti ufficiali eseguiti in Polonia erano stati a causa di malformazioni del feto.
In diverse città della Polonia, in particolare nella capitale Varsavia, migliaia di persone hanno ripreso a protestare contro la decisione del governo sempre più autoritario. «Stajk Kobiet», letteralmente “Sciopero delle donne”. Il governo polacco è guidato dal partito di destra Diritto e Giustizia (PiS), che è molto vicino alle gerarchie cattoliche che hanno un ruolo molto attivo nella politica del paese e lo sostengono, sintetizza il Post. Secondo i critici negli ultimi anni il governo guidato politicamente dall’ultra conservatore Jarosław Kaczyński, «ha progressivamente eroso le libertà dei cittadini, e negli ultimi mesi è peraltro stato criticato anche per la cattiva gestione della pandemia da coronavirus, che adesso prevede un piano di vaccinazioni considerato troppo debole».
Per i sostenitori dei diritti civili l’entrata in vigore della nuova legge è un ulteriore passo l’autoritario e verso la limitazione delle libertà delle donne, anche perché implica che sempre più persone ricorreranno a metodi illegali per abortire o viaggeranno all’estero per farlo. Per le organizzazioni femministe vicine ai problemi e alla confessioni delle donne, parlano di circa 200.000 aborti eseguiti illegalmente o all’estero ogni anno. Il rischio, come accade con la maggior parte dei proibizionismi, è aprire all’illegalità, con interruzioni di gravidanza clandestine, che mettono a rischio la vita di chi vi si sottopone.
Con l’aborto che in Polonia diventa un diritto di censo, perché soltanto chi avrà denaro per spostarsi all’estero, in una clinica privata austriaca, potrà compiere quella scelta drammatica in sicurezza.