
«Gli appuntamenti sono sospesi nell’insieme dei centri di vaccinazione. Riapriranno quando il volume di dosi supplementari di vaccini sarà conosciuto», ha comunicato ieri il Prefetto del dipartimento della Saône et Loire e ne riferisce Anna Maria Merlo da Parigi. La confusione cresce in Francia, la rabbia monta in Germania, e l’Italia denuncia la Pfizer. A pochi mesi dalle elezioni regionali francesi, i vaccini e le dosi diventano argomento di polemica politica.
Accade anche in Germania, dove il principale bersaglio è la Commissione europea, che avrebbe ordinato un numero insufficiente di dosi, ma nel mirino c’è anche Angela Merkel, che avrebbe fatto la scelta della solidarietà europea limitando le possibilità dei tedeschi, anche se gli altri europei hanno protestato per gli accordi a latere fatti da Berlino con BioNTech e CureVac, due laboratori tedeschi, che producono il primo con Pfizer, il secondo con Bayer per un vaccino non ancora autorizzato.
«In Germania ci sono anche tensioni tra Länder, alcuni sono più lenti di altri. In Belgio, la polemica si è concentrata sui timori di penuria di siringhe. In Danimarca, il governo ha annunciato una diminuzione del 10% dei vaccini nel primo trimestre, a causa di Pfizer. La Spagna vaccinerà chi ha più di 70 anni solo da marzo, ma già Andalusia e Navarra vogliono anticipare. Altri paesi hanno deciso di rivolgersi altrove (lo possono fare per le leggi europee in caso di emergenza): Cipro tratta con Israele, l’Ungheria adesso si è rivolta alla Cina», la sintesi del Manifesto.
Il dossier sulle mancate consegne del vaccino all’Italia da parte di Pfizer è passato all’Avvocatura generale dello stato, per decidere quali azioni intraprendere contro il colosso farmaceutico, scrive Adriana Pollice. Alla Commissione Ue l’Italia chiederà di promuovere un’azione civile a tutela del paese. Chi ha sottoscritto il contratto, per conto degli stati membri, è l’Ue e quindi se si procede per inadempienza dovrebbe essere la stessa Unione a procedere. Vero è che tempistica e distribuzione fanno parte di un programma firmato dai singoli stati, parte integrante del contratto, e sul punto l’Italia ha titolo per chiedere conto in sede legale.
Gli impegni contrattuali prevedono per il nostro paese 8.635.154 dosi entro il 31 marzo. Sono 465.660 le dosi di vaccino Pfizer che dovrebbero essere distribuite in Italia la prossima settimana, salvo altri cambiamenti. Solo a febbraio saranno invece distribuite le dosi mancanti nel lotto previsto questa settimana. Ma come influisce l’incertezza sui territori? La Campania, ad esempio, ha somministrato oltre l’88% delle dosi e ha dovuto fermare la campagna per due giorni. Le somministrazioni riprendono oggi ma solo per i richiami.
Per la Commissione non c’è ragione di cedere al panico: solo con Pfizer e Moderna, sono state già consegnate 13 milioni di dosi. L’autorizzazione per AstraZeneca è prevista a fine mese, a febbraio per Janssen (Johnson&Johnson). La Russia presenterà a breve la domanda di autorizzazione all’Ema per Sputnik V.
«Non chiamatelo «passaporto» vaccinale: la Commissione preferisce il termine ‘certificato’». Gioche di parole, ma entro fine mese il documento a livello europeo. La richiesta dalla Grecia, poi hanno aderito Spagna, Malta, Portogallo. Danimarca e Polonia già lo danno. La Francia frena (teme le proteste contro il vaccino «obbligatorio»), la Romania è contro, la Germania è divisa.
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