
«Capodanno di dazi per Donald Trump- scrive Marco Valsania sul Sole24ore-. L’amministrazione americana, a neppure tre settimane dalla sua uscita di scena, ha salutato il 2021 con fuochi d’artificio nella guerra commerciale con gli alleati occidentali». Rappresaglie transatlantiche, rivedendo e rincarando le misure contro i paesi europei – in particolare Germania e Francia – nella disputa sugli aiuti governativi a Airbus e Boeing. «I dazi adesso colpiscono anche componenti aeronautiche prodotte in Francia e Germania e alcuni vini non frizzanti, cognac e brandies d’uva», ha fatto sapere l’Ufficio commerciale della Casa Bianca.
Dazi Usa per 7,5 miliardi di dollari e conti rivisitati con la crisi import export da Covid. Ma Trump ha fretta di fare il cattivo, prima sia Biden a decidere. La Commissione europea ha attaccato nuovi ostacoli «unilaterali» e negato che la revisione sia giustificata. Airbus ha rincarato che la mossa è «controproducente» e deleteria per lavoratori, industria e consumatori americani, e ha chiesto repliche a livello europeo. Parigi ha apostrofato i nuovi dazi come «illegittimi». Ed è subito impiccio per l’amministrazione Biden, e per piacere di chi, comunque, sarà costretto a lasciare.
Il Congresso Usa ha inflitto una umiliazione inedita a Donald Trump annullando per la prima volta un suo veto, quello sulla legge da 740 miliardi di dollari per la difesa. Anche il Senato (maggioranza repubblicana), ha approvato il provvedimento con oltre due terzi dei voti, come aveva già fatto la Camera, quindi ora il testo è legge. Trump si era opposto perché non contiene l’abolizione dell’immunità per i social media e l’abolizione della norma che permette di cambiare i nomi delle basi militari intestate a personaggi confederati.
Sfuma sempre di più il disperato tentativo di ribaltare il risultato delle presidenziali, nonostante le spacconate via twitter di Trump. L’invenzione di alcuni deputati tifosi ultras del perdente, che volevano costringere il vice Mike Pence che il 6 gennaio presiederà la sessione del Congresso chiamata a ratificare l’esito delle elezioni, a dichiarare illegittimi i voti del collegio elettorale, per ‘frodi presunte’. Politica far west respinta da un giudice federale. Va detto che lo stesso Pence si era opposto all’istanza.
Nel tweet in cui Trump annuncia per il 6 gennaio al Congresso la presentazione di «un’enorme quantità di prove sulle frodi elettorali» e cinguetta ancora una volta, «Abbiamo vinto!», aggiunge. Più preoccupante l’insistito appuntamento di Trump alla “grande manifestazione di protesta” del 6 gennaio a Washington, il giorno delle proclamazione del nuovo presidente da parte del Congresso. Quasi una chiamata alle armi.