
Arrestato nel 1961 a Londra, fu condannato a 42 anni di carcere, «uno per ogni 007 inglese da lui tradito e mandato a morire», come scrissero i giornali dell’epoca. Ma nel 1966 Blake riuscì ad evadere dal carcere, certamente con l’aiuto decisivo del Kgb, attraversare la Manica su un traghetto nascosto dentro un furgone, passare la cortina di ferro fra le due Germanie e raggiungere i suoi referenti sovietici a Berlino Est. Da allora ha sempre vissuto in Russia, dove ha ricevuto le più alte onorificenze nazionali, l’Ordine di Lenin e l’Ordine della Bandiera Rossa.
«Nato in Olanda dove rimase fino ai 13 anni, trascorse il periodo del liceo in Egitto con una zia dopo la morte del padre, un ebreo sefardita naturalizzato britannico, e soltanto con l’iscrizione all’università di Cambridge iniziò a vivere in Inghilterra». Un bel miscuglio internazionale di partenza, ben presto arricchito del servizio diplomatico dive entra, che si trasforma presto in spionaggio per il Mi, il servizio segreto esteri britannico. Poliglotta, parlava correntemente anche il russo, colto e ideologizzato.
Nella sua autobiografia, scritta in Unione Sovietica, raccontò di essere diventato comunista durante la guerra di Corea, quando catturato dai nord-coreani assistette ai bombardamenti americani di villaggi di poveri contadini. Fu allora che il Kgb sovietico, venuto a conoscenza che una spia inglese era prigioniera dei nord-coreani, lo contattò e stabilì con lui una fruttuosa collaborazione. Rilasciato e accolto in patria come un eroe, Blake ha continuato a lavorare per l’Mi6, fornendo clandestinamente informazioni ai russi.
Tra le molte segnalazioni decisive per Mosca, l’esistenza di una talpa nelle loro file, un agente che faceva il doppio gioco per la Cia, e aiutò la Stasi a scoprire un tunnel sotto il muro di Berlino. Per quanto il Kgb cercasse di proteggerlo, l’Mi6 iniziò ad avere sospetti, lo richiamò da una missione in Libano e lo arrestò. Interrogato e messo alla strette Blake, confessò la sua collaborazione con l’Unione sovietica, rivemndicando però la scelta ideologica. Non per danaro ma per ideale.
Dopo la incredibile fuga dalla prigione londinese di Wormwwod Scrubs, a 39 anni si trova a vivere a Mosca, accolto come un eroe, rimane sempre al servizio del Kgb. «A Mosca –annota Franceschini su Repubblica- frequentava due delle altre famose spie inglesi che fecero il doppio gioco per i sovietici, Kim Philby e Donald Maclean, anch’essi fuggiti oltre cortina dopo essere stati scoperti». Ma Blake non faceva parte dei cosiddetti “Cambridge Five”, i cinque studenti della prestigiosa università passati nelle file del comunismo. Lui non proveniva dall’alta società.
E a differenza di Philby e Maclean, aggiungono i suoi biografi, in Russia non si perse nell’alcolismo, e riuscì ad avere ad avere un’esistenza abbastanza normale. Soffriva per il crollo del comunismo, a cui era rimasto sempre fedele, ma diceva: «Ormai sono quasi cieco e non vedo quello che può rattristarmi». Come Philby e gli altri di Cambridge, la sua vicenda ha ispirato numerosi film e romanzi. Alfred Hitchcock si ispirò ad essa per il suo ultimo film, The Short Night, che tuttavia non poté essere portato a termine per motivi di salute.

§§§