• 10 Aprile 2021

Le scarpe della libertà

Le scarpe della libertà

Nei giorni scorsi pioveva. Fuori da un negozio guardavo mia moglie al bancone, con la sua giacca a vento e le scarpe pesanti, buone per camminare d’inverno, infangate. D’altra parte avevamo camminato in campagna, senza curarci troppo della pioggia. Col canetto zuppo e felice. Accanto a lei, un vecchio signore con scarpe simili. Infangate. Io stesso avevo magnifiche scarpe da campagna, da pioggia, da camminare con le calze di lana. 

Non esiste rivoluzione se non camminando. La lunga marcia, il primo passo, il mettersi in viaggio, il marciare per i diritti, il muovere il proprio corpo nello spazio insieme con gli altri per cambiare il mondo. Non da seduti, ammansiti. Camminando. Sotto la pioggia, col fango, per respirare aria pura, per spalancare la mente. Con poesia. Alla scoperta, viandanti, alla deriva, eretici, pronti a sovvertire il punto di vista più ovvio. Per cancellare decenni e decenni di visione prigioniera della vita. 

Sono stato felice guardando mia moglie con le sue scarpe belle e robuste, comode, utili, calde. E anche per aver camminato su strade sterrate e argillose, su terra, erba e muschio. Per aver sentito sotto i piedi l’energia della madre terra, e l’ispirazione poetica che spinge a non trascurare la vita, la semplicità della vita in questo paesino dove abitiamo e dove lavoriamo come avamposto culturale.

Un luogo che insegna a non rinnegarne l’essenza in cambio di piccole comodità banali che alla fine della storia si mostreranno sempre come catene, come quelle catene che un giorno o l’altro dovremo imparare a spezzare. 

Antonio Cipriani

Antonio Cipriani

Giornalista con una vocazione per il lato oscuro delle storie ufficiali, dopo una lunga esperienza all’Unità ha studiato e realizzato progetti editoriali che avessero al centro la democrazia dell’informazione. Ha partecipato alla costruzione di E Polis, di DNews e di Globalist syndication. Stagione professionale chiusa, si sta dedicando a nuovi idee. Dopo aver contribuito all’invenzione del progetto editoriale-artistico Emergenze, il cui collettivo ha dato vita all’Edicola 518, ha realizzato la rivista artistica e rurale Magnifica Terra e ha fondato Vald’O, la vineria letteraria a San Quirico d’Orcia. Crede nel giornalismo di strada e nei progetti territoriali, culturali, artistici e narrativi, soprattutto con giovanissimi e pensionati.

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1 Commento

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  • Non esiste rivoluzione se non camminando, è vero, rivoluzioni individuali e quelle della Storia. Le lunghe marcie dei partigiani sui monti, la lunga marcia di Mao, la marcia di Fidel e il Che a Cuba, la marcia dell’ operaio massa da Piazza Statuto alla Fiat. Alcuni di questi cammini sono purtroppo continuati con le marcie in Siberia, con l’occupare quel piccolo popolo tibetano perseguitando la sua cultura spirituale. Allora forse accanto al cammino esteriore dobbiamo iniziare a sperimentare il cammino dentro ognuno di noi, diventare entronauti non solo astronauti. Vivere un cammino stando fermi, non è un paradosso. Come Francesco d’ Assisi che tornato dal suo viaggio in Terrasanta, si ferma in un paesino sperduto e dice ai suoi discepoli che non c’è bisogno di andare in terra santa ma ogni luogo sacro. O penso a Etty Hillesum che nel viaggio sul treno della morte fino al campo di concentramento porta con sé solo la Bibbia e agli altri che portano con loro pochi oggetti da casa, dice che per quel viaggio non servono. O all’ultimo cammino di Cristo dal tribunale romano fino al Golgota, che la Chiesa ha solo rappresentato come un cammino esteriore fatto di sofferenza e martirio, ma quel cammino è un cammino interiore, glorioso, trasfigurante. O penso ad Aurobindo che gli ultimi 25 anni della sua vita non esce più dalla stanza nel suo ashram, viaggiando in stati di supercoscienza. O penso a chi ha viaggiato solo con la scrittura senza mai uscire se non da morto, chiuso in una cella col fine pena mai.

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