
Nella foto di copertina i tubi del gasdotto nel porto di Mukran, sull’isola tedesca di Rügen nel Baltico. Servono per gli ultimi 120 chilometri per completare il gasdotto a cui la Germania non può rinunciare, anche a costo di litigare da subito con neo presidente Usa Joe Biden. «E così, fra pochi mesi, Berlino e Mosca inaugureranno il raddoppio del Nord Stream, alla faccia di Washington e Bruxelles», annota Sebastiano Cannetta su Repubblica.
Geopolitica realistica. «I 11.900 soldati americani ritirati dalle basi tedesche a luglio non torneranno mai più, e gli Stati uniti continueranno a pretendere che la Germania versi alla Nato l’equivalente del 2% del Pil tedesco». Magari in maniera un po’ più educata rispetto a Trump. La tradizionale amicizia fra Germania e Usa? «Sospesa a tempo indeterminato da quando sono ripresi i lavori del gasdotto interrotti 12 mesi fa a causa delle sanzioni americane. L’ultima scintilla, in grado di trasformare il conflitto da caldo a bollente», l’analisi di Cannetta.
Dal 5 dicembre la zona è di nuovo battuta dalle navi-posacavi impegnate a saldare la pipeline lunga 1.230 chilometri. In mezzo, l’isola di Bornholm, territorio danese, da adesso anche loro, con la Germania, nel mirino americano. Perché da venerdì 4 dicembre al Congresso è arrivato un disegno di legge sulla ‘Politica di difesa 2021’ che prevede anche il blocco dello Nord Stream 2. «Una mazzata economica per 120 aziende di 12 Paesi: colpisce le imprese della costruzione, gli armatori delle navi impiegate, eccetera eccetera, spiega Sebastiano Cannetta.
Per la Germania, l’affare Nord Stream 2 vale 10 miliardi di euro, e Berlino non può rischiare i capricci politici di chi può chiudere i rubinetti del tubo attraverso l’Ucraina. Ed ecco che il governo del Mecleburgo-Pomerania ha annunciato che «proteggerà» le aziende sanzionate dagli Usa. Per lo stesso motivo il gasdotto è stato adeguatamente “blindato” in epoca non sospetta, sotto molti punti di vista. Nel vertice del Nord Stream 2, c’è Gerhard Schröder, cancelliere federale dal 1998 al 2005 ed ex segretario Spd. Oltre ad essere nel cda del colosso petrolifero russo Rosneft.