
«Non ho mai venduto così tanto in 12 anni» mi dice Brandon Formyduval, un marcantonio con orecchini e collana d’oro da rapper. È il titolare di questo stand di armi dentro il “Gun Show” a Fayetteville, in North Carolina.
Perché le vendite di pistole e fucili sono alle stelle?
È una “tempesta perfetta” aggiunge Brandon, che qui vende pure le magliette col nome del presidente uscente ed è proprietario di un negozio di armi a pochi chilometri dalla fiera delle pistole.

Elenca i motivi di questa “corsa agli armamenti” di piccolo e medio calibro, compresi pugnali con l’effigie confederata e l’immancabile volto del commander-in-chief:
«Le divisioni sociali, il COVID, le elezioni…e poi è Natale».
Ecco, Merry Christmas da quest’America che ha paura.

«Certo, ne abbiamo un sacco», mi dice il signor J.A. Smith, afro-americano col cappello da cow-boy venuto qui a comprare un po’ di munizioni. Fa impressione vedere in bella mostra l’AR-15 (costa 750 dollari), il fucile semi-automatico usato nella maggior parte delle recenti stragi di massa.
«Ma non è mica come nei film che spara raffiche ininterrotte», scuote la testa il signor Ronny Green, titolare di un’armeria che è qui pure lui col suo stand nel più assurdo dei mercatini natalizi ai tempi del coronavirus.
«Dipende da come lo si usa», chiosa con aria fintamente sorniona, lui che è un veterano del Vietnam e ha una barba argentata che pare Leonardo Da Vinci.

Dice che “l’idiota democratico” che ha vinto le presidenziali porterà via le armi agli americani che le detengono in modo legittimo. E questa – continua – è una violazione del Secondo Emendamento alla Costituzione.
Si, certo, lo conosciamo, quello che garantisce il diritto a portare armi.
Pure quelle semi-automatiche, gli chiedo?
«Si, la Costituzione non pone limiti».
Niente da fare, il signor Green è convinto che questa sia la “libertà” degli americani.
Arriva un cliente e lui deve dargli retta. Vero, non c’è tempo da perdere. Occorre vendere altri fucili, tra poco è Natale.