
«Angela Merkel non è su Twitter e non cinguetta. Ma è la cancelliera tedesca la vera artefice del compromesso: la sua mediazione con il premier ungherese Victor Orbán e il premier polacco Mateusz Morawiecki ha sbloccato la situazione», scrive Francesca Basso sul Corriere della Sera. Altri meriti, per la evitata rottura interna ai 27, vanno dati (ma non troppo proclamati), all’asse franco-tedesco attuale punto di forza dell’Unione. Tono composto e senza sbandierare troppo il risultato per non favorire il naturale richiamo a chi ha vinto e chi ha perso in questo lungo e duro braccio di ferro che qualche strascico comunque, si lascerà alle spalle.
«Abbiamo lavorato molto duramente per rispondere alle preoccupazioni di Ungheria e Polonia e allo stesso tempo per preservare il meccanismo dello stato di diritto». Così ieri, a inizio serata il Consiglio europeo ha approvato il bilancio dell’Unione 2021-2027, a cui è legato il Recovery fund, tenuto in ostaggio da Ungheria e Polonia, che non volevano accettare il vincolo tra fondi europei e rispetto dello stato di diritto, violazioni che l’Unione contesta ai loro Paesi. Problemi di autoritarismi interni e di democrazia reale a Budapest e Varsavia esistenti ma non ammessi e tantomeno corretti, e il loro ricatto con l’unanimità chiesta per l’approvazione del bilancio.
Resta il vincolo ‘aiuti-stato di diritto’ posto dal Parlamento europeo, ma ad scadenza rinviata: un anno e mezzo di tempo prima che il meccanismo (e relative sanzioni), entri in funzione; formalmente per dare tempo ai due Paesi sotto censura, di rimediare. Di fatto, l’anno e mezzo da qui alle elezioni politiche in Ungheria in cui Orban potrebbe avere dei problemi, dopo il decennio di suo potere assoluto. L’accordo non cancella i principi e la possibili sanzioni e sarà applicato in modo retroattivo dal gennaio 2021. Quanto basta ai capi dei due governi confermati autoritari e sotto sanzione, di potere vantare in casa una presunta vittoria, e all’Unione di aver salvato assieme, capra e cavoli.
Il compromesso vero è nella interpretazione delle regole. Il meccanismo di definizione e valutazione sullo stato di diritto che sarà allegata all’accordo. Il premier olandese Rutte, più restio a inizio vertice (il ‘frugale’ quasi avaro), ha chiesto un parere del servizio giuridico del Consiglio, che sarà pubblicato dopo il summit. Per ora sarà la Commissione a formulare “le linee guida per l’applicazione del regolamento” (mille mediazioni possibili) e, se verrà proposto un ricorso, le eventuali sanzioni, saranno decise dopo la sentenza della Corte di giustizia. La prossima settimana sarà il Parlamento Ue a votare in plenaria il pacchetto del bilancio. Ora possono partire le ratifiche dei Parlamenti nazionali delle nuove risorse proprie che alimenteranno il budget.
La prossima settimana sarà il Parlamento Ue a votare in plenaria il pacchetto del bilancio. Da oggi possono partire le ratifiche dei Parlamenti nazionali sulle nuove risorse proprie che alimenteranno il budget. L’accordo sul Bilancio Ue 2021-27 e quindi sul Fondo per la ripresa: 750 miliardi di euro (per sovvenzioni e prestiti anticrisi agli Stati). L’Italia sarà il paese che ne beneficerà maggiormente con 209 miliardi – Il via libera è fondamentale per il nostro Paese, twitta Conte: «Questo significa poter sbloccare le ingenti risorse destinate all’Italia: 209 miliardi». Ma l’intesa rappresenta anche una svolta per l’Ue. Per il presidente francese Macron è uno «storico piano europeo di rilancio».
«Europa è la leader nella lotta contro i cambiamenti climatici». Una nottata di discussioni e poi l’accordo. A puntare i piedi era stata in particolare la Polonia, fortemente dipendente dal carbone per i suoi fabbisogni energetici. “

Nella notte, il Consiglio europeo ha poi affrontato la questione Turchia. Atto d’accusa verso Ankara e la presidenza Erdogan, «l’escalation della retorica anti-Ue, le provocazioni e le azioni unilaterali». Conclusioni, scrive Repubblica: «Per questo l’Unione europea ha dato il via libera a nuove sanzioni che colpiranno entità e individui, allungando la lista di quelli già colpiti da misure restrittive in seguito ai perforamenti illegali del Mediterraneo orientale». Inoltre, il Consiglio europeo ha chiesto all’alto rappresentante Josep Borrell di preparare un rapporto sulle relazioni economiche e politiche con Ankara, in vista di possibili nuove sanzioni se la situazione dovesse di nuovo peggiorare.