
Venticinque persone fermate e indentificate, tutti uomini, tra cui anche l’eurodeputato ungherese Joseph Szajer di Fidesz, il partito di Viktor Orban, diplomatici e funzionari della Commissione europea, in un appartamento di Rue des Pierres, in centro a Bruxelles, impegnati in un ‘festino sessuale’, vietato per le norme anti-assembramento scattate con la pandemia. Gusti e pratiche sessuali tra adulti libere, le ammucchiate in tempi di virus no. La polizia belga, chiamata dai vicini, interrompe il party e in un colpo iniziano i guai e finiscono molte carriere diplomatico politiche. Due tra i 25 festati rivendicano l’immunità diplomatica. Szajer tenta la carta dell’euro parlamentare ma non ottiene sconti. Pensare che è stato proprio il governo Orban a imporre una modifica della Costituzione per difendere il matrimonio solo tra uomo e donna. «L’Ungheria proteggerà l’istituzione del matrimonio come unione di un uomo e una donna …».
In Ungheria, i media vicini a Orbán omettono il festino dell’eurodeputato, spiega Andrea Tarquini. Solo sui pochi giornali e siti indipendenti grande risalto all’orgia a Bruxelles che ha portato alle dimissioni di Szájer. L’agenzia di stampa ufficiale ungherese MTI (Magyar Távirati Iróda), radio e tv pubbliche e i media filogovernativi o controllati dagli oligarchi che appoggiano il premier, hanno taciuto dell´orgia e hanno dato solo la notizia che Szájer aveva dato le dimissioni per aver violato il lockdown belga. Stupidità di regime a cercare di nascondere anche la ‘pruderie’ che circonda la vicenda, con parlamentare pubblicamente ultra bigotto che nel privato e fuori casa esprime la sua legittime vera natura, ma di nascosto alla politica e alla moglie. Compatimento umano per lo sfortunato Joseph Szajer, meno per il suo partito Fidesz, a destra della destra del Partito popolare europeo, pur tra mille imbarazzi.
Grazie e Tarquini, le dichiarazioni rese a caldo stamane a domande di media indipendenti da tre alti esponenti della Fidesz e dell’esecutivo. Zsólt Semjén, autorevolissimo nel gruppo parlamentare, ha detto rispondendo a Telex.hu: «Perché dovrei prendere posizione sul tema?». Diniego quasi divertente. Judit Várga, ministra della Giustizia, potente e vicina al premier e alla sua famiglia, ha affermato: «In questa situazione Szájer ha preso l´unica decisione giusta». Alla domanda se il caso avrà effetti nel confronto con la Ue su rispetto dello Stato di diritto e bilancio Ue (i due temi su cui Ungheria e Polonia hanno posto il veto bloccando sia il nuovo bilancio sia gli aiuti anti-Covid) e sul tema stato di diritto in generale, la stessa ministra Várga non ha voluto rispondere.
Le dichiarazioni dell’alto esponente della politica culturale della Fidesz e direttore del Museo Petöfi, Demeter Szilard, che ha paragonato il tycoon americano di origini ebree ungheresi Georg Soros a Hitler e l’Unione europea al Terzo Reich, affermando che Soros e la Ue vogliono un «nazismo liberale e una Shoah liberale e che ungheresi e polacchi oggi sono nella situazione degli ebrei tra il 1933 e il 1945». Il premier Orban non ha rimproverato o chiesto scusa. Gli insulti a destra su chi è più nazista dell’altro. Othmar Karas, europarlamentare del Ppe rappresentante della Oevp austriaca del cancelliere Sebastian Kurz, ha chiesto le dimissioni del capogruppo Fidesz all´Europarlamento Tamás Deutsch, perché quest´ultimo aveva detto che metodo e linguaggio verso l’Ungheria usati dal capogruppo dell´intero Ppe, il tedesco Manfred Weber, sono «paragonabili alle argomentazioni della Gestapo».
«Cos’altro deve fare Fidesz, il partito del premier ungherese Viktor Orban perché tutti voi vediate che semplicemente non si adatta alla nostra famiglia?». Lo scrive su Twitter il polacco Donald Tusk, presidente del Partito Popolare europeo, senza riferimenti a fatti specifici, tra scandali sessuali e ben più gravi posizioni politiche.
