G20 saudita
G20 saudita seminascosto perché non è sempre vero che ‘pecunia non olet’: spesso puzza di petrolio, a volte di cadavere

L’Arabia Saudita prima nazione araba ad assumere la presidenza del G20, ma grazie al Coronavirus, nessun leader mondiale è stata costretto nei giorni scorsi ad una imbarazzante presenza a Riyadh. Sulla presidenza saudita, molte perplessità ufficiose e proteste di associazioni umanitarie ufficiali per la sistematica e feroce repressione saudita del dissenso contro attivisti, giornalisti e dissidenti politici.
Memoria del mondo e vergogna della storia, l’uccisione del giornalista Jamal Khashoggi il 2 ottobre 2018 nel consolato saudita di Istanbul. Dopo aver provato a negare anche i fatti più evidenti, la versione ufficiale del regno secondo cui l’omicidio è stato compiuto da quindici agenti sauditi, ’operazione canaglia’ all’insaputa della leadership del Regno.
Peccato che nel 2018, la CIA (Khashoggi era giornalista per una testata americana), aveva concluso che l’omicidio di Khashoggi a Instanbul era stato ordinato dal principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman.

Re Salman, sovrano saudita

I 20 più ricchi, non i migliori

Il Gruppo dei 20 è un forum dei capi di Stato e di governo che affrontano le questioni più rilevanti per le economie globali. Esiste anche un forum dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali. Ne fanno parte 19 Paesi più la Ue. Il G20 rappresenta oltre l’80 per cento del Pil mondiale. Nessuna misura di democrazia e di Stato di diritto previste.

Nel regno dei Saud, medioevo del terzo millennio

Amnesty International ha esortato i leader che hanno partecipato al vertice on line con gli organizzatori sauditi, a chiedere l’immediata liberazione di cinque attiviste: Loujain al Hathloul, Nassima al Sada, Samar Badawi, Nouf Abdulaziz e Mayaa al Zahrani, arrestate nel 2018. «Per le autorità saudite il G20 è l’occasione per promuovere nel mondo il loro programma di riforme. Nel frattempo i veri riformatori dell’Arabia Saudita sono dietro le sbarre», denuncia Lynn Maalouf di Amnesty.

Torture, violenze sessuali, disumanità

«Abusate, molestate, torturate, costrette a baciarsi tra di loro, minacciate di stupro e a soddisfare i desideri sessuali dei loro carcerieri». Questo e molto altro accade alle attiviste saudite dei diritti delle donne detenute nelle carceri di Mohammed bin Salman (Mbs), erede al trono saudita, denuncia Michele Giorgio, Nena News, sul Manifesto. Ma purtroppo, al contrario del titolo, ‘Pecunia non olet’, o almeno, non puzza abbastanza.

L’amico Trump e il club dei peggiori

«Nei passati quattro anni Donald Trump non ha esitato a schierarsi contro parlamentari repubblicani e democratici pur di assicurare l’impunità a Mbs per l’omicidio Khashoggi e per i crimini commessi dall’Arabia saudita nella guerra ai ribelli sciiti Houthi in Yemen».

Macello Yemen, vergogna collettiva G20

L’ong Oxfam denuncia che dall’inizio del conflitto in Yemen nel 2015, i paesi del G20 hanno esportato armamenti per 17 miliardi di dollari verso l’Arabia Saudita, responsabile dei raid aerei sul paese. Solo l’Italia dal 2015 al 2019 ha autorizzato l’export di armamenti per 845 milioni di euro verso Riyadh e oltre 704 verso gli Emirati Arabi. «Ciò mentre le incursioni aeree colpiscono anche ospedali, aggravando il bilancio di una guerra che ha già causato oltre 100 mila vittime tra cui più di 12 mila civili».

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