
Come detto sopra, vaccino americano o russo o katanghese, a differenza dei preparati basati su virus inattivati, che sono trasportati e conservati tra +2 e +8 °C (un ordinario frigorifero), il nuovo farmaco deve essere tenuto a 70 gradi sotto zero (assai inferiore a quella di un congelatore per alimenti). Quindi, sottolinea Roberto Colombo su Avvenire, per distribuire il vaccino anti-Covid c’è da risolvere il problema logistico della catena del freddo.
Non più e non solo questioni scientifiche e poi, di produzione industriale di miliardi dosi per il pianeta invaso dal Coronavirus. Ora si deve pensare a tutte le complessità che stanno nel mezzo tra la produzione della fiala di vaccino a la sua somministrazione:
¥il trasporto, la distribuzione e la conservazione, che devono avvenire secondo tempi e modalità che garantiscano la non degradazione del composto e la sicurezza di una corretta somministrazione».
«Un vaccino antivirale è una preparazione molto complessa, che contiene molecole (proteine, acidi nucleici, lipidi) o strutture sopramolecolari (elementi strutturali del virione) sensibili alla temperatura e rapidamente deperibili se non in condizioni ottimali», spiegano i tecnici.
La grande sfida che deve essere affrontata di qui a Natale -diciamo- è la gestione dell’approvvigionamento, della conservazione e della distribuzione fino punto di vaccinazione. E ciò non rassicura visto ciò che sta accafen do per il più facile vaccino anti influenzare ancora in queste settimane.
«Per mantenere –70 °C servono degli ultracongelatori (macchine ingombranti disponibili sinora in pochi esemplari nei laboratori e negli ospedali, prodotte in limitate quantità da poche aziende nel mondo) oppure la produzione di una grande quantità di “ghiaccio secco” (anidride carbonica allo stato solido, da conservare in appositi contenitori), che richiede strumenti anch’essi non facilmente reperibili».
«Per la “catena del freddo” vaccinale è indispensabile un piano logistico nazionale raccordato alla grande distribuzione internazionale e una puntuale programmazione delle convocazioni dei vaccinandi nei centri di profilassi locali in giorni e orari prestabiliti, per consentire un impiego coordinato, immediato e razionale delle dosi, senza sprechi o rinvii delle inoculazioni a causa del deterioramento del vaccino». A questo piano si sta già lavorando in Europa e in Italia, ci dicono.
All’arrivo del vaccino, il nostro Paese sarà preparato a una grande gigantesca operazione in grado di traghettarci fuori dalla pandemia?