
“Gli sforzi messi in campo finora non sono sufficienti. Non abbiamo fatto tutto bene, ma abbiamo fatto tutto il possibile. Eppure siamo sopraffatti dalla brutale velocità di propagazione dell’epidemia. Ho dunque deciso che da venerdì tutto il territorio nazionale tornerà in lockdown fino al 1 dicembre”. Con queste parole, senza appello, Emmanuel Macron, ha annunciato il ritorno al confinamento.
Il presidente francese ha spiegato che il lockdown costituisce l’unica strada percorribile per frenare i contagi. La Francia, con più di un milione di contagiati, è oggi il paese europeo più colpito dal Covid-19. Soltanto ieri sono stati registrati 36mila nuovi casi (ma secondo le proiezioni del Consiglio Scientifico sarebbero almeno 100mila al giorno), 527 nuovi decessi e, elemento particolarmente preoccupante, un’occupazione media delle terapie intensive che si attesta al 58%. Secondo le stime citate da Macron, a metà novembre ci saranno, in ogni caso, 9mila pazienti in rianimazione, la quasi totalità della capacità di questi reparti.
E’ la fine della breve esperienza del metodo Castex (dal nome del primo ministro), attraverso il quale, per poco più di un mese, si era provato a delegare a prefetti e sindaci la gestione della crisi sui territori. Per l’inquilino dell’Eliseo, però, non ci sono alternative al confinamento nazionale se si vuole riportare l’epidemia sotto controllo. Con i numeri con i quali la Francia sta facendo i conti, ha spiegato Macron, anche il tracciamento di massa, risulta impossibile se non fallimentare, nonostante i quasi due milioni di tamponi a settimana effettuati. Esclusa categoricamente dal presidente l’idea di inseguire l’immunità di gregge, che, secondo le proiezioni, significherebbe sacrificare altre 400mila vite. “Per noi niente è più importante della vita umana”, ha detto seccamente Macron. L’obiettivo, ha ribadito, è riportare i contagi dagli attuali 40mila a 5 mila, per dare sollievo agli ospedali e ripartire con tracciamenti su grande scala.
Rispetto al lockdown di marzo-aprile, le due fondamentali novità riguardano le scuole e le frontiere (con i paesi UE) che rimarranno aperte. Stesso discorso per le attività produttive, mentre saranno chiusi gli esercizi commerciali considerati non essenziali, come bar e ristoranti, e saranno vietati gli spettacoli pubblici. Non è ancora chiaro come si coniugherà il divieto di spostamento tra regioni (salvo autocertificazione attestante validi motivi) con l’apertura delle frontiere con i paesi UE, sperando che non si producano nuovamente i drammi vissuti dalle famiglie binazionali nella primavera scorsa. Macron, che ha promesso un intervento in sostegno delle Piccole e medie imprese e un ulteriore aumento delle terapie intensive per superare i 10mila posti, ha sostenuto di rifiutare la scelta tra salute ed economia. Un fatto abbastanza evidente, se si considera che, nonostante il lockdown, l’unico macrosistema a rimanere in piedi sia quello funzionale alla produzione.
Si spiega cosi, a differenza di quanto accaduto in primavera, la decisione di tenere aperte le scuole. Non una parola, però, è stata dedicata dal presidente francese, al sistema dei trasporti, vero e inarrestabile vettore di contagi tra i lavoratori e, di conseguenza, nelle famiglie.
Macron ha infine annunciato che le restrizioni in vigore dalla mezzanotte saranno oggetto di discussione ogni 15 giorni. Qualora gli effetti attesi fossero raggiunti prima del 1 dicembre, ci potrà essere un alleggerimento delle misure.