Polonia, sciopero delle donne a difendere l’aborto terapeutico. Governo a rischio

Lo sciopero delle donne contro il divieto di aborto: «Rovesceremo questo governo». Il governo schiera i militari nelle strade ma le donne continuano a manifestare contro la messa al bando dell’aborto terapeutico  con una sentenza del Tribunale costituzionale espressione del governo della destra populista. Diritto e Giustizia, alla guida del Paese, scende al 30% dei consensi.

Forse primo sciopero ‘di genere’ al mondo

«Strajk Kobiet», l’astensione generale dal lavoro della popolazione femminile in Polonia, forse la prima volta nel mondo di uno sciopero di genere. Sciopero riuscito e battaglia politica senza sconti contro il governo populista di destra, ora ribattezzato, ‘nazional maschilista’, che ha deciso la sostanziale messa al bando dell’aborto terapeutico.

Le donne nella Polonia nazional maschilista

Anche gruppi sociali tradizionalmente conservatori e filogovernativi schierati con il movimento delle donne e alcuni di loro hanno sfilato nei cortei con le bandiere col lampo rosso, simbolo di quella che ormai le donne e molti polacchi chiamano ‘rivoluzione’, che potrebbe persino far cadere il governo. «Un sondaggio diffuso oggi dall’attendibile istituto Kantar – scrive Andrea Tarquini su Repubblica- rivela che Diritto e Giustizia (PiS, il partito clerical-sovranista al governo) è sceso al 30 per cento dei consensi, e che le opposizioni conservatrici europeiste, liberal e di centrosinistra sommate hanno il doppio delle simpatie».

Rivoluzione non violenta e inciampo politico

Presunzione politica. «La dirigenza del Pis aveva creduto ingenuamente che i polacchi avrebbero rispettato il divieto di assembramento di più di 5 persone attualmente in vigore in tutto il paese a causa dell’epidemia di Covid»,osserva Giuseppe Sedia sul Manifesto. Ma la protesta al femminile e ormai non soltanto, sta dilagando.- Hanno aderito alla protesta anche Hanna Zdanowska, sindaca di Lodz, terza città del paese, che ha postato sui social la foto della sua sedia vuota in ufficio, e il sindaco di Varsavia, Rafal Trzaskowski.

Integralismi di ritorno

Il bis del piovoso ‘lunedì’ nero’ di 4 anni fa quando la massiccia mobilitazione aveva costretto il PiS a cestinare una proposta di legge che voleva introdurre il divieto totale di aborto. E quella che doveva essere una mobilitazione contro il verdetto choc dell’alta corte polacca si è invece progressivamente trasformata in una protesta contro il governo tout court.

Forciaoli e politicamente irresponsabili

Cortei arrabbiati ma pacifici, ma il premier Morawiecki continua a minacciare repressione più dura. E gli slogan della piazza si fanno a loro volta sempre più duri: «La rivoluzione è donna», «La Polonia non diverrà la visione di un folle», «Mi fa male l’utero quando vi guardo», «Ipocriti, fanatici, la Polonia non vi appartiene».  Bersaglio  principale il vicepremier, vero numero uno e carismatico leader del PiS Jaroslaw Kaczynski, che, incattivo, rincara la sfida e invita «i veri polacchi a difendere le chiese da questi criminali addestrati militarmente per distruggere la Polonia, decisi a far volare i contagi Covid e distruggere la Patria». Quasi un incitamento a violenze di piazza, responsabilmente  caduto nel vuoto.

Polonia laica

«Si sono viste scene inimmaginabili fino a ieri: negozi e catene commerciali hanno chiuso per consentire alle dipendenti di protestare, poliziotti che sorvegliavano i cortei sorridevano o sussurravano frasi di consenso», sempre Tarquini. «Nella capitale un gruppetto di squadristi dell’estrema destra è sceso in piazza gridando, ‘Siamo contro i gay, ma non contro le donne’». La Polonia è anche questa.

‘Rivoluzione’ non violenta

Venerdí, domani, la nuova giornata di sfida della ‘rivoluzione non violenta’. «Un’enorme manifestazione di donne e uomini a Varsavia, con tutte le opposizioni non di estrema destra, le Ong, la società civile. Molti datori di lavoro hanno concesso un giorno libero ai dipendenti per consentire loro di andare in piazza senza perdite retributive. E l’osservazione politica: «Mai finora era venuto dai poteri economici un tale segnale di sfiducia contro il potere».

‘Ultras’ antiabortisti ma il governo esita

Sul fronte opposto i fondamentalisti antiabortisti, come Karolina Pawlowska, leader dell’organizzazione ‘Ordo Juris’, premono sull’esecutivo perché pubblichi sulla Gazzetta ufficiale la sentenza della Corte perché solo con la pubblicazione il verdetto diverrà legge. Ma il governo non ha ancora disposto di pubblicarlo.

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