«Superata la soglia dei diecimila contagi: sono necessarie misure più restrittive, facciamo appello al senso di responsabilità dei cittadini». Un appello al Governo perché misure più restrittive, e ai cittadini perché seguano le regole con senso di responsabilità, dalla Federazione degli Ordini dei Medici. «A preoccupare è soprattutto il riempirsi delle terapie intensive, già in sofferenza in alcune Regioni».
La curva dei contagi sta crescendo velocemente e punta decisamente verso l’alto, ma dove sia il picco in questo momento non è noto in quanto dipenderà dalle misure di sicurezza adottate.
«C’è una crescita veloce, ma non enorme», ha detto all’ANSA il fisico Enzo Marinari, dell’Università Sapienza di Roma.
Tra le ipotesi di cui decreto su cui si ragiona -cronaca Ansa- ci sarebbero smart working obbligatorio (in una percentuale da definire), lo stop agli eventi e una nuova stretta allo sport, tra palestre e sport di contatto, oltre ad orari più scaglionati e più didattica a distanza a scuola. Tra i ministri c’è chi sostiene -anche se Palazzo Chigi frena- una sorta di coprifuoco, con tutti i locali chiusi dalle 22 o le 23. Due linee a confronto. Più prudenti, 5stelle e renziani, agire subito e senza indugio per Pd e Leu, «per evitare di dover poi ricorrere al lockdown». Giuseppe Conte, «mai più il lockdown», invoca una strategia comune Ue, e annuncia «molto presto 200 o 300 milioni di vaccini».
Nuove strette in Campania, Lombardia e Piemonte. Il commissario Domenico Arcuri chiede ai governatori di attivare 1600 posti in terapia intensiva per i quali sono stati inviati i materiali. «Dove sono finiti i ventilatori polmonari?». Sulle scuole chiuse in Campania, parziale retromarcia di De Luca che riapre gli asili e i nidi. La linea comune del governo è che le scuole non vadano chiuse. Alcuni ministri ipotizzano di rafforzare le lezioni a distanza (già ora possibili, nell’autonomia dei singoli istituti) e di scaglionare di più gli orari, con classi anche nel pomeriggio. Ma chiudere del tutto le aule, no. L’esecutivo, avverte il ministro Boccia, ha già offerto e continua a offrire alle Regioni tutto il supporto possibile, ma prima di toccare scuola e lavoro bisogna dare risposte attivando tutte le terapie intensive
«Le asl non sono più in grado di tracciare i contagi, quindi la strategia di contenimento del virus non sta funzionando», denuncia Walter Ricciardi, consigliere del ministro della salute e ordinario di Igiene alla Cattolica di Roma. «Colpa del mancato o ritardato rafforzamento dei Dipartimenti di prevenzione (basso numero di medici igienisti a disposizione) e ai migliaia di focolai in atto. La situazione è molto grave, le regioni stanno andando verso la perdita del controllo dei contagi», ha spiegato Ricciardi, aggiungendo: «Il contact tracing non sta funzionando nè manualmente, con le interviste ai positivi al virus sui loro contatti, nè tecnologicamente con l’app Immuni».
In dieci Regioni, tenuta delle terapie intensive a rischio. «Ci si sta avvicinando alla soglia massima fissata dal ministero della Salute del 30% di posti dedicati a malati Covid occupati». E dagli anestesisti rianimatori ospedalieri l’ulteriore allarme : «Nelle Terapie intensive la pressione sta crescendo e iniziamo a vivere la paura che si possa tornare alla situazione drammatica della prima fase epidemica. Ci troviamo in una situazione di allerta in tutte le Regioni perché si rischia, nel breve termine, una saturazione dei posti Covid se il trend dei contagi non si modificherà».
La nuova ondata di contagi stravolge l’agenda europea. Per l’Oms in Europa ci sono quasi 3 volte i contagi di marzo. Al Consiglio Ue si parla poco di Brexit, tanto di Covid e Recovery fund dato che tutti ora ne hanno bisogno -‘frugali’ compresi- per affrontare l’emergenza. «I segni della nuova crisi epidemiologica sono visibili al tavolo dei leader all’Europa building», sgnala Angala Mauro sull’UffPost. Ursula von der Leyen stata costretta ad abbandonare i lavori perché uno dei suo collaboratori ha contratto il virus. Costretta anche ad annullare la visita a Roma, prevista per il 20 ottobre: «avrebbe dovuto essere il primo confronto con Giuseppe Conte sui piani di ripresa presentati ieri dal governo italiano. Rimandato».
Recovery fund: ora tutti ne hanno bisogno. «Nemmeno l’Olanda gioca più con le minacce di veto per ritardare l’operatività del piano prevista a gennaio. Tutti i leader si sono ricompattati intorno all’accordo di luglio: guai a chi lo tocca». Messaggio all’Europarlamento, che invece chiede più soldi sul bilancio europeo 2021-2027 e regole più severe sul rispetto dello Stato di diritto. Ed ecco che il premier olandese Mark Rutte, a rigidità alterne, ora fa affidamento su “soluzioni creative” per andare incontro alle richieste dell’Europarlamento. L’imperativo è far partire il recovery fund per dare una risposta alle categorie sociali sconvolte dalla nuova ondata che sembra non risparmiare alcun paese.