
Lo spunto è dato dall’ultimo episodio che non la riguarda direttamente, ma che sempre con fondi vaticani ha a che fare. L’arresto per peculato e distrazione di beni, di Cecilia Marogna, collaboratrice del cardinale Angelo Becciu, Sostituto per gli affari generali della segreteria di Stato. La signora avrebbe ricevuto dalla Santa Sede 500 mila euro per operazioni umanitarie segrete. Soldi che sarebbe invece serviti, per circa la metà, per sue voluttuarie spese personali. A sua volta, il cardinale è stato sollevato dall’incarico dal Papa, a causa dell’acquisto a prezzi gonfiati, da parte della segreteria di Stato, di un immobile di lusso a Londra. Presenze femminili che si ripetono. Ricordiamo, pochi anni fa, il ruolo dell’ “agente segreto” Francesca Immacolata Chaouqui, collaboratrice di monsignor Lucio Vallejo Balda, che imperversava con il ruolo di commissario delle finanze del Vaticano.
Storie, quelle che abbiamo descritto, tutto sommato marginali, rispetto al perno centrale costituito dallo IOR. La cronaca ha dovuto occuparsene a lungo. Partendo dallo scandalo del Banco Ambrosiano, quando l’istituto dovette versare ai liquidatori dello stesso un indennizzo di 406 milioni di dollari. Il mistero più inquietante gira intorno alla morte di papa Luciani, dopo soli 33 giorni di pontificato, alla vigilia della decisione di rimuovere il cardinale Paul Marcinkus e i vertici dello IOR. Dicerie mai provate, ma la coincidenza è inquietante. Personaggio davvero originale, Paul Marcinkus, un prelato americano con spiccate caratteristiche di avventuriero di Wall Street. I giudici di Milano avrebbero voluto arrestarlo per le sue responsabilità nel crack del Banco Ambrosiano.

Dal 1989, con l’arrivo alla presidenza di Angelo Caloia, specchiato esponente della finanza bianca, molte cose dentro allo IOR cambiano, ma non mancano le resistenze del ceto ecclesiastico, ben rappresentato da monsignor Donato De Bonis. Il “vero dominus dello IOR”, scrive Giancarlo Galli, autore dell’introvabile “Finanza bianca” (Mondadori, 2003). L’operazione trasparenza di Caloia procede in ogni caso a ritmi serrati, ma non impedisce che l’ombra dello Ior venga evocata in quasi tutti gli scandali degli ultimi decenni. Uno tra tanti: una parte considerevole della “madre di tutte le tangenti”, quella Enimont, transita dallo IOR. Per la precisione, si tratta di 108 miliardi di lire in buoni del Tesoro versati sul conto di Luigi Bisignani. Un autentico personaggio: giornalista, piduista, grande faccendiere di acuta intelligenza, ancora oggi sulla cresta dell’onda.
A’ vol d’oiseau, ricordiamo ancora: durante il processo per mafia a Marcello Dell’Utri, il pentito Francesco Marino Mannoia rivela che Licio Gelli investiva i soldi dei corleonesi nella banca del Vaticano; Giampiero Fiorani, ex capo della banca popolare di Lodi, rivela ai magistrati che nella Banca della Svizzera Italiana c’erano tre conti con circa tre miliardi di euro. Per farne cosa? Neppure questi racconti riescono a scardinare i segreti dello IOR e della società che si occupa della gestione del patrimonio immobiliare del Vaticano. L’epoca di Marcinkus comunque si chiuse, ma l’opacità dell’Istituto rimane. I colpi di scena continuano. Come la repentina rimozione dal vertice di Ettore Gotti Tedeschi. Opera di Benedetto XVI, e non del cardinale Bertone, come si credette in un primo tempo. Lo scrive Peter Seewald nel suo libro intervista “Ultime conversazioni”.

IOR parte attiva, ma anche oggetto di attenzioni malefiche. Come la tentata truffa, qualche anno fa, ad opera di due stranieri, bloccati dalla Gendarmeria vaticana con una valigetta colma di titoli falsi in valuta per miliardi che avrebbero voluto depositare nell’Istituto.
Per chi volesse saperne di più sulle vicende descritte, consigliamo anche il libro di Gianluigi Nuzzi, “Vaticano SpA”.
Ingenuità, incompetenza, spregiudicatezza? Come si spiega tutto ciò? Eppure gestire un patrimonio, anche se di tale entità, non dovrebbe essere cosa complessa. Un dubbio, però, serpeggia: come si possono condurre affari in buona fede con personaggi chiacchierati come il finanziere Raffaele Mincione, i citati Bisignani, Fiorani, Calvi, la mafia ed altro?
Affatto invidiabile il ruolo di Papa Francesco, alle prese con vicende davvero intricate e spinose, vorrebbe modernizzare le finanze vaticane nel segno della dottrina sociale della Chiesa: ci riuscirà mai?
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