L’economia Usa nella crisi più diseguale della sua storia

Un’altra brutta tegola per Trump, come se tutto il resto già non bastasse. Ultimi dati prima del voto e prima del contagio Covid: l’emorragia di posti di lavoro non si ferma. Colpite in modo mai visto persone meno istruite, donne, giovani. E al Congresso è ancora stallo sugli aiuti

Peggio che il lockdown di marzo-aprile

Ieri il Dipartimento Usa per il lavoro ha diffuso gli ultimi dati prima delle elezioni, che fotografano lo stato del paese mentre i cittadini votano alle urne o per posta. «E non sono buoni per il presidente», sottolinea Matteo Bertocci sul Manifesto. «A settembre sono stati creati 661mila posti di lavoro e il tasso di disoccupazione è aumentato di mezzo punto, arrivando al 7,9%. Ma il recupero dei 22 milioni di posti persi da marzo è ancora ben lontano: solo 11,4 milioni di persone sono tornate a lavorare».

Posti di lavoro a picco

«Per la prima volta da aprile, ad esempio, il numero di nuovi posti di lavoro è stato inferiore al milione. Per dare un’idea della frenata, a giugno erano +4,8 milioni. Senza contare che i posti di lavoro creati non sono quasi mai davvero nuovi, ma semplicemente riassunzioni in fabbriche e negozi che lentamente riaprono».

Economia col Covid, rischio Trump

I 4mila miliardi di dollari federali spesi per lo stimolo nei primi mesi della pandemia sono finiti a luglio. Nel settore pubblico, perdita di posti di lavoro è netta: -216mila posti federali a settembre, con ulteriori tagli previsti a livello statale e locale. Nel settore privato giganti come Disney, Goldman Sachs, Shell, Continental e United Airlines hanno già annunciato tagli a decine di migliaia di posti di lavoro.

Sussidi che non bastano

«Intanto almeno 26 milioni di americani ricevono vari sussidi di disoccupazione, 1 milione di persone a settimana fa domanda (300$ a settimana erogati dagli stati che possono permetterselo), ma molti altri milioni sono senza lavoro, senza assistenza sanitaria, senza cibo sufficiente, sempre più spesso anche senza auto o senza casa (più di un inquilino su 10 non è in regola con l’affitto). A settembre 700mila persone hanno perfino smesso di cercarlo, un lavoro. E gli effetti sui consumi si vedranno nei prossimi mesi».

Ripresina per il ricco, niente per i poveri

«La ripresina  beneficia di gran lunga i redditi più alti, amplificando disuguaglianze socio-economiche storicamente già allucinanti». Secondo uno studio del Washington Post, i latino-americani sono quelli che stanno soffrendo di più per la crisi, i più lontani dai livelli pre-Covid mentre gli afroamericani hanno recuperato appena un terzo dei posti di lavoro persi, e gli americani bianchi hanno già superato la metà.

I più poveri tra i poveri

I giovani e le donne (peggio le madri single) hanno perso più salario e più posti di lavoro rispetto ad altre classi di età o ai maschi in generale. «In breve, il collasso economico causato dal Covid ha innescato la recessione con più disuguaglianze dell’ultimo secolo, abbattendosi come un tornado sulle classi più disagiate».

Oggi meno guadagni, più rischi di perdere il lavoro. Come il coronavirus, anche la crisi economica si diffonde di più tra i più poveri.

Congresso paralizzato sugli aiuti

Il Congresso non riesce ad accordarsi su un nuovo programma di aiuti. Lo stallo tra camera democratica e senato repubblicano dura ormai da agosto e di certo l’elezione a tappe forzate della giudice trumpiana alla Corte suprema non incoraggia lo spirito bipartisan.

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