«Per la prima volta da aprile, ad esempio, il numero di nuovi posti di lavoro è stato inferiore al milione. Per dare un’idea della frenata, a giugno erano +4,8 milioni. Senza contare che i posti di lavoro creati non sono quasi mai davvero nuovi, ma semplicemente riassunzioni in fabbriche e negozi che lentamente riaprono».
I 4mila miliardi di dollari federali spesi per lo stimolo nei primi mesi della pandemia sono finiti a luglio. Nel settore pubblico, perdita di posti di lavoro è netta: -216mila posti federali a settembre, con ulteriori tagli previsti a livello statale e locale. Nel settore privato giganti come Disney, Goldman Sachs, Shell, Continental e United Airlines hanno già annunciato tagli a decine di migliaia di posti di lavoro.
«Intanto almeno 26 milioni di americani ricevono vari sussidi di disoccupazione, 1 milione di persone a settimana fa domanda (300$ a settimana erogati dagli stati che possono permetterselo), ma molti altri milioni sono senza lavoro, senza assistenza sanitaria, senza cibo sufficiente, sempre più spesso anche senza auto o senza casa (più di un inquilino su 10 non è in regola con l’affitto). A settembre 700mila persone hanno perfino smesso di cercarlo, un lavoro. E gli effetti sui consumi si vedranno nei prossimi mesi».
«La ripresina beneficia di gran lunga i redditi più alti, amplificando disuguaglianze socio-economiche storicamente già allucinanti». Secondo uno studio del Washington Post, i latino-americani sono quelli che stanno soffrendo di più per la crisi, i più lontani dai livelli pre-Covid mentre gli afroamericani hanno recuperato appena un terzo dei posti di lavoro persi, e gli americani bianchi hanno già superato la metà.
I giovani e le donne (peggio le madri single) hanno perso più salario e più posti di lavoro rispetto ad altre classi di età o ai maschi in generale. «In breve, il collasso economico causato dal Covid ha innescato la recessione con più disuguaglianze dell’ultimo secolo, abbattendosi come un tornado sulle classi più disagiate».
Oggi meno guadagni, più rischi di perdere il lavoro. Come il coronavirus, anche la crisi economica si diffonde di più tra i più poveri.