La Spagna travolta dal Covid va allo scontro in Catalogna

La Corte Suprema spagnola ha confermato la condanna a un anno e mezzo di interdizione dalle cariche pubbliche per il presidente della Generalitat catalana, Quim Torra, accusato di “disobbedienza” per essersi rifiutato di oscurare, durante il periodo elettorale, gli striscioni a sostegno degli indipendentisti in carcere. La sentenza porta la Catalogna a una fine anticipata della legislatura e alle elezioni che dovrebbero tenersi il 31 gennaio o il 7 febbraio del prossimo anno.

Catalogna disobbediente e Corte suprema intempestiva

Con un totale di contagi da inizio pandemia salito a quota 716.481, la più alta in Europa, la Spagna in crisi sul fronte Coronavirus verso altre rogne.

Nella capitale Madrid, da giorni in conflitto con il governo per le restrizioni antivirus, dalla mezzanotte nuove aree, con milioni di cittadini, sono state sottoposte al divieto di movimento se non per motivi di lavoro, di studio o cure mediche, una misura comunque più blanda di quanto richiesto dal governo.
Contemporaneamente, la Corte Suprema spagnola ha confermato la condanna a un anno e mezzo di interdizione dalle cariche pubbliche per il presidente della Generalitat catalana, Quim Torra, per essersi rifiutato di oscurare, durante il periodo elettorale, gli striscioni a sostegno degli indipendentisti in carcere e nuove elezioni all’inizio del prossimo anno, pandemia permettendo. Oltre all’interdizione, Torra è stato condannato alla multa di 30.000 euro.

Catalogna, separatisti in piazza

E subito migliaia di separatisti si sono riuniti davanti ai comuni della Catalogna in segno di solidarietà con Torre, con bandiere e striscioni a favore della libertà dei membri arrestati. La concentrazione principale è stata a Piazza Sant Jaume a Barcellona, dove ci sono stati lanci di petardi e sacchi di spazzatura contro la polizia. I manifestanti hanno sfondato i cancelli di Parc de la Ciutadella per raggiungere le porte del Parlamento.
L’attuale presidente della Catalogna ha dichiarato che è questo è il momento di scegliere «tra democrazia e libertà o tra repressione e imposizione e che per il movimento indipendentista catalano resta solo una rottura democratica, pacifica e disobbediente». «Continuando a portare avanti la causa indipendentista catalana in Europa».

Il governatore catalano Quim Torra, rimosso dall’incarico

Sfida pericolosa in mascherina

In una nota stampa, la delegazione del governo catalano in Italia, «con la rimozione di un presidente assistiamo un colpo ordito dallo stato spagnolo. Oggi sono i tribunali, con la firma del Re di Spagna e del governo spagnolo, coloro che tornano a interrompere il funzionamento delle istituzioni catalane e ci portano, in piena pandemia, a una situazione precaria che questo paese non merita». Secondo le forze politiche del separatismo catalano, la decisione del Tribunale Supremo «è una prova che lo Stato spagnolo non intende abbandonare la via giudiziaria nell’affrontare la questione dell’autonomia della Catalogna, che invece è puramente politica».

Torra è il secondo presidente della Generalitat che viene fatto decadere dalle sue funzioni con un intervento dello Stato centrale, dopo il commissariamento dell’ex presidente Puigdemont, e il terzo consecutivo ad essere indagato (anche l’ex presidente Artur Mas fu condannato per disobbedienza).

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