“Tutti gli uomini del presidente” narra la tenacia e la cocciutaggine di due reporter determinati e coraggiosi del Washington Post, interpretati nel cinema da Dustin Hoffman e Robert Redford. Ora – avverte Emiliano Bos- corrispondente della Radio Televisione svizzera italiana dagli States – arrivano ‘Tutte le tasse del Presidente’, stavolta dal New York Times. O meglio, quasi tutte. Mancano gli ultimi due anni. Ma ci sono due decenni di documenti fiscali in questo scoop.
Un lavoro certosino di ricostruzione.
“Fake News”, una bufala, ha già smentito il diretto interessato. Invece secondo il giornale, l’attuale presidente avrebbe pagato solo 750 dollari di tasse federali nel 2016. Altrettanti nel 2017. Zero, cioè nemmeno un dollaro, in dieci degli ultimi 15 anni. Nessuna accusa per ora di evasione fiscale, che potrebbe eventualmente essere documentata da altri atti contabili già nelle mani del quotidiano.
Dov’è l’imprenditore di successo?
Adesso il New York Times si limita a demolire la figura dell’“imprenditore di successo” costruita in trent’anni di gossip grazie alla condiscendenza di una parte della stampa, pronta a concedere copertine patinate a quello che ad altre latitudini qualcuno in modo irriverente avrebbe potuto anche sbeffeggiare come “palazzinaro”, a causa di diversi fallimenti, infinite cause legali e il ricorso massiccio a controversi prestiti talvolta di natura opaca. Invece qui in America questo costruttore newyorchese ha saputo creare un brand scintillante collocando il proprio nome a caratteri cubitali dorati.
Il ‘Doral’, oro patacca
Ma il “Doral”, uno dei suoi resort, avrebbe perso decine di milioni di dollari l’anno. Così pure altri golf club di sua proprietà. Dove il presidente uscente degli USA si è recato anche ieri, in Virginia, un club esclusivo affacciato sulle acque un po’ limacciose del Potomac, confine liquido tra la capitale federale Washington e l’Old Dominion. Il ricco businessman ha vissuto in una “turris eburnea”, dorata pure quella, come mostrano le foto dei soliti rotocalchi.
Gigantesche detrazioni fiscali per ‘profondo rosso’
È sceso da lassù nel 2015 per dire alla working class americana – quella bianca e senza titoli di studio – che era uno di loro. E che li avrebbe salvati dalla globalizzazione. Ora ci riprova. Ma a poco più di un mese dal voto, adesso i dati fiscali – secondo l’inchiesta – svelano altro. Perdite massicce. Disavanzi insostenibili. Debiti in scadenza. Anni di gigantesche detrazioni fiscali grazie proprio ai bilanci in profondo rosso delle sue attività. ‘L’imprenditore prestato alla politica’ made in Usa L’imprenditore prestato alla politica (l’ho già sentita questa..) non era dunque così brillante come le lettere cubitali dorate. Stando a questi dati, ha perso parecchio denaro. Ma non il fiuto per gli affari.
‘Imprenditore prestato alla politica’ per l’incasso
Da quando è alla Casa Bianca si è recato più di 500 volte (si, cinquecento) nelle sue proprietà. A documentarlo è il gruppo “Citizen for Ethics and Responsability di Washington. Da quasi quattro anni, dall’inizio del mandato dell’attuale presidente, denuncia un monumentale conflitto di interessi, con la violazione di norme federali che impediscono lo sfruttamento della carica istituzionale per trarre vantaggio economico.
E 750 dollari di tasse federali in un anno.
Una beffa per Craig Spencer, medico di pronto soccorso a New York, direttore della “Salute Globale” nella medicina d’emergenza alla Columbia University. Stessa città dell’imprenditore immobiliare che da casa sua è andato alla Casa Bianca. Con una differenza: il dottor Spencer ha pagato 3mila dollari in tasse federali per un compenso usato per restituire il suo debito di studio.