Sei chilometri quadrati di territorio, e 32 mila abitanti, un aeroporto, la Rocca sorveglia uno dei bracci di mare più trafficati al mondo. Per via della posizione strategica, da secoli è contesa da due potenze: la Spagna, che la considera l’«ultima colonia» del defunto impero britannico su suolo europeo, una enclave dentro l’Andalusia, e la Gran Bretagna modello ‘Regina Vittoria’ che la comprende quel pezzo di Spagna tra i 14 ‘territori d’oltremare’, come le Falkland con l’Argentina.
Gibilterra venne occupata nel 1704 da una flotta anglo-olandese. Allora le guerre erano più apertamente di oggi ‘a prendere’. Nel trattato di Utrecht alla pace nel 1713, Gibilterra venne ceduta «para siempre» (letterale) alla corona inglese. ‘Para siempre’ tra monarchi e imperi, poi venne la democrazia. I sudditi diventano cittadini ma sempre con passaporto British: «c’è un Parlamento, ma il governatore è stabilito da Londra». Due referendum, 1967 e 2002 confermano alla scelta britannica.
Ma nel 2016, Gibilterra ha votato in aperta controtendenza alla madrepatria sull’addio all’Ue con il «Remain» Ue al 95.9%. E ora sono guai per Boris.
Il 31 dicembre, sappiamo, scade l’«anno di transizione» post-Brexit, cioè la proroga del vecchio regime doganale e di reciproche garanzie tra paesi Ue e Regno Unito. E la Gibilterra ‘britannica’ ha lo stesso problema di dogana da regolare con la Spagna che ha l’Irlanda. Rapporti futuri scritti nel patto che ora furbetto Boris sta violando col disegno di legge sul mercato interno.
Un altro confine che potrebbe diventare incandescente oltre a quello fra le due Irlande. Una frontiera fra Gibilterra e la Spagna varcata ogni giorno da 15 mila transfrontalieri (10 mila dei quali iberici, scrive Matteo Castellucci) e vitale al turismo e all’economia della piana costiera, sui due ‘fronti’. E la proposta da Madrid, di Gibilterra nell’area Schengen. Come altre quattro nazioni fuori dall’Unione (Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein).
«Se il Regno Unito non rispetta i patti, perché dovrebbe farlo Madrid?». Ros Astengo è una giornalista storica della Gibraltar Broadcasting Corporation. Le tensioni di Bruxelles riverbereranno fino allo stretto? «Senza dubbio», risponde a Linkiesta. Il governo ha ribadito a più riprese che considererebbe il ‘no deal’ come il peggiore dei finali». «Il Regno Unito ha sancito nell’accordo di recesso della Brexit l’impegno a negoziare un rapporto con l’Ue che includa Gibilterra, nonostante la forte opposizione della Spagna».
«L’ipotesi di entrare nell’area Schengen o nell’unione doganale sono al vaglio del governo, ma le discussioni sono ancora in corso». «Brexit fatigue»: dopo anni di liti i gibilterrini sono stufi. «Difficile stabilire quale scenario preferirebbero – conclude la giornalista –, ma direi: qualsiasi risultato che funzioni meglio per Gibilterra». In una parola: pragmatismo. Un paracadute c’è. Regno Unito e Spagna hanno firmato un memorandum d’intesa sulla cooperazione con Gibilterra. Scadrà insieme al periodo di transizione, ma è più facile da prorogare, salvo ritorsioni dopo Irlanda.
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